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Origini e caratteristiche dell’agricoltura multifunzionale

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Scritto da Luigi Pisoni   
Mercoledì 22 Aprile 2009 10:01

Un’agricoltura che non si limiti alla semplice produzione di materie prime a scopo alimentare, ma che punti ad integrare in un più ampio quadro d’insieme una serie di funzioni e servizi aggiuntivi a beneficio dell’intera società: questo è, in sintesi, il senso dell’idea di agricoltura multifunzionale, che da qualche anno si sta affermando come uno dei principali orizzonti di riferimento per l’evoluzione futura del mondo agricolo.

 

L’apertura di un dibattito a tutto campo su questo tema si deve innanzitutto alle istituzioni di Bruxelles: nel 1999, all’interno del documento programmatico “Agenda Duemila”, l’Unione Europea presentava la multifunzionalità come uno dei cardini dello sviluppo rurale, invitando gli Stati membri a favorire al massimo grado l’affermazione di questa nuova prospettiva.

Si delineava parallelamente una nuova figura di agricoltore: nel luglio del 2002 una comunicazione ufficiale della Comunità riportava per la prima volta la definizione di imprenditore rurale, proprio a significare la vastità delle mansioni richieste agli agricoltori dei nostri tempi, impegnati in una serie di molteplici attività non strettamente produttive di generi alimentari.

Multifunzionalità” è un termine molto in voga e ormai frequentemente utilizzato. Non si tratta di una novità in assoluto, bensì della riscoperta di un modo tradizionale di fare agricoltura reinterpretato alla luce delle esigenze della società contemporanea.

Prima dell’avvento del progresso tecnico degli ultimi decenni del ventesimo secolo il mestiere dell’agricoltore era già di per sé multiforme e variegato: attività quali la cura di siepi e filari, la manutenzione del reticolo idrografico, la trasformazione delle materie prime per l’autoconsumo o la vendita in fattoria erano correlati spontanei del lavoro in campagna. Ora con il concetto di multifunzionalità si suole designare un’agricoltura che non si limiti alla semplice produzione di materie prime a scopo alimentare, ma che miri ad integrare una serie di funzioni e di servizi aggiuntivi a beneficio della collettività.

Nel corso del tempo i rapidi progressi susseguitisi sotto il profilo della tecnologia hanno portato le aziende agricole a specializzarsi in produzioni intensive all’interno di singoli comparti: l’agricoltore, nel frattempo divenuto imprenditore, ha finito così per concentrarsi prioritariamente sulla fase produttiva in senso stretto, tralasciando o delegando ad altri una serie di funzioni considerate accessorie, tra cui la vendita dei prodotti e il rapporto con il consumatore o utente finale.

La moderna multifunzionalità rappresenta per certi versi un ritorno al passato e, per altri, un passo deciso verso il futuro. Un ritorno al passato, in quanto si tratta di una riscoperta della natura complessa dell’attività agricola, non limitata alla mera applicazione di cognizioni agronomiche alla sola fase della produzione. Ma ci si trova di fronte, nel contempo, ad un approccio del tutto nuovo, in quanto il mondo agricolo e l’opinione pubblica nel suo complesso si stanno rendendo conto che quanto prima era considerato come un semplice elemento accessorio del momento produttivo, ora acquista un’importanza anche autonoma e un valore di per sé. Si scopre così che la pulizia periodica dei canali irrigui non è solo un’esigenza dell’agricoltore finalizzata ad assicurare un regolare ciclo di crescita delle colture, ma è anche uno strumento indispensabile di conservazione del territorio rurale di cui tutti fruiamo. Le stesse considerazioni valgono per molte altre funzioni tradizionalmente assolte dagli operatori agricoli, dal taglio dei boschi alla manutenzione delle strade agro-silvo- pastorali.

A tutto ciò si aggiunge una gamma di servizi sempre più evoluti che le imprese agricole mettono a punto costantemente al fine di soddisfare le richieste di un pubblico sempre più esigente e attento alle dinamiche del mondo rurale.

Le imprese multifunzionali si occupano prevalentemente di trasformazione e di vendita diretta dei prodotti aziendali, di salvaguardia del territorio rurale, di agriturismo, di recupero e messa a coltura di antiche varietà vegetali e razze animali, nonché di didattica rurale.

Quest’ultimo aspetto - l’educazione alla ruralità – forma parte sostanziale di un processo di avvicinamento e integrazione tra città e campagna che negli ultimi anni ha visto crescere notevolmente l’interesse sia sul versante dell’imprenditoria agricola che su quello del mondo della scuola e dell’opinione pubblica nel suo complesso.

 

Luigi Pisoni


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