Agricoltura e contenimento dell’effetto serra |
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| Scritto da Luigi Pisoni |
| Mercoledì 22 Aprile 2009 10:14 |
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Una componente sempre più evidente all’interno della moderna concezione di agricoltura è rappresentata dalla vocazione ambientale del settore primario. L’agricoltura sarà un’attività sempre più amica dell’ambiente e contribuirà a rendere più sostenibile l’impatto complessivo delle attività umane sulla salute del pianeta: è quanto emerge dai più recenti studi in materia di sviluppo eco-compatibile, con particolare alle emissioni di gas ad effetto serra. La tendenza generale in atto nel settore primario è improntata al recupero di pratiche colturali a basso impatto ambientale, che si rifanno direttamente all’antica tradizione contadina e che sono frutto, al tempo stesso, di anni di ricerche agronomiche finalizzate alla riscoperta delle potenzialità insite nell’agricoltura praticata dai nostri avi. L’effetto serra, lo ricordiamo, si genera a causa di alcuni gas (metano, anidride carbonica, clorofluorocarburi) che intrappolano il calore solare nell’atmosfera, provocando un anomalo riscaldamento della superficie del pianeta con conseguenze sul clima assai deleterie e difficilmente controllabili.
Che cosa può fare l’agricoltura a questo proposito? Può tentare di porre rimedio, almeno in parte, ai danni ambientali prodotti da altri settori, in primo luogo da quelli dell’industria e dei trasporti. La CO2 in eccesso, ad esempio, può essere immagazzinata nel sottosuolo sotto forma di humus: mediante tecniche colturali speciali è infatti possibile trattenere nel terreno un quantitativo di anidride carbonica per così dire superiore al normale, togliendolo di conseguenza dalla circolazione atmosferica. Tra le tecniche più idonee a trattenere i gas serra nel terreno rientra innanzitutto quella del sovescio: la massa vegetale residuale che rimane sul terreno dopo l’effettuazione di un raccolto viene lasciata appassire per alcuni giorni e successivamente interrata. Questa pratica imprigiona nel terreno l’anidride carbonica assorbita dai vegetali, impedendone quindi la diffusione nell’atmosfera. Il sovescio era originariamente una modalità per accrescere la naturale fertilità del terreno: ripresa in chiave moderna, questa tecnica contribuisce sicuramente ad un miglioramento della qualità dell’aria e dell’ambiente. Un discorso a parte merita la cosiddetta coltivazione su sodo, una tecnica consistente nel seminare direttamente su terreni sottoposti a lavorazioni minime e capaci di salvaguardare al massimo l’integrità e l’assetto naturale del suolo. In altre parole si tratta di operare con macchine moderne, ma secondo modalità simili a quelle usate dai nostri progenitori agli albori della civiltà agricola, senza sottoporre cioè i terreni a pesanti arature e spargendo semplicemente le sementi in superficie. Se applicata correttamente, questa tecnica non determina cali di produzione rispetto alle modalità di coltivazione più aggressive: in alcuni casi, al contrario, si registrano addirittura produzioni superiori alla media. Quali sono i vantaggi di queste forme di semina diretta? Dal punto di vista dell’efficienza e della qualità del lavoro umano, si registra innanzitutto un notevole risparmio di ore-lavoro, dovuto alla ridotta esigenza di preparazione del terreno per la semina. Ma a trarre giovamento è soprattutto la salute dell’ambiente: il risparmio di carburante agricolo può infatti superare anche la soglia del 60% con evidenti benefici in termini di riduzione dell’inquinamento. La semina diretta incrementa inoltre la qualità e il valore nutritivo degli alimenti coltivati su questi terreni. L’assenza di tecniche di coltivazione invasive fa sì che non venga alterato il naturale assetto del suolo e che non siano dispersi alcuni nutrienti di base. Ne deriva un terreno più ricco in fosforo, calcio e altri importanti costituenti, dal quale si ricavano così alimenti naturalmente fortificati con vitamine e minerali. Tutto ciò – a detta di molti studiosi – aprirebbe le porte ad un nuovo tipo di agricoltura sostenibile, di impatto almeno pari a quello delle moderne coltivazioni biologiche e biodinamiche: si tratta di un’agricoltura basata sulla convinzione che una buona gestione dei suoli consente di incrementare l’attività biologica di questi ultimi e di ottenere quindi prodotti di qualità nettamente superiore.
Luigi Pisoni |
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