Alimentazione dei ruminanti: le frazioni proteiche |
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| Scritto da Arturo |
| Mercoledì 22 Aprile 2009 18:19 |
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L'evoluzione degli studi sugli alimenti , sulla attività ruminale e la ricerca di ottimizzare al massimo razionamenti e formulazioni mangimistiche, per le bovine ad alta produzione, hanno portato alla individuazione di diverse frazioni proteiche che si comportano diversamente per solubilità, degradabilità nel rumine e per digeribilità nell'intestino.
Queste frazioni proteiche sono individuabili attaverso la diversa solubiltà dell'azoto in soluzioni che si usano per analisi degli alimenti. Il campione viene sottoposto all'azione di tre diverse soluzioni, una è un tampone fosfato-borato, le altre sono soluzioni per la determinazione delle frazioni fibrose NDF e ADF. Ad ogni passaggio si solubilizza una parte di azoto, sulla parte insolubile che residua, con il metodo Kjeldahl si determina l'azoto. Si può riepilogare come segue:
NDF ADF A,B1 A, B1,B2 A, B1,B2,B3 B2,B3,C B3,C C
La frazione A si ottiene per detrazione dall'azoto totale dell'alimento, l'azoto proteico. Quest'ultimo si determina con un trattamento all'acido tungstico che precipita le proteine vere, separandole dall'NPN. La frazione B1 si ottiene per differenza tra le proteine vere ed il residuo insolubile al fosfato-borato. Le altre frazioni sono ottenute per calcolo tra le quantità di azoto individuate dagli altri residui. Le frazioni azotate vanno riportate percentualmente al toale delle PG. Pertanto la degradabilità della proteina di un alimento è valutata sperimentalmente, attraverso prove in vivo o con rumini artificiali.
Arturo Giorgioni |
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