Impianto dell’arboreto |
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| Scritto da Dario Gelo |
| Martedì 28 Aprile 2009 17:52 |
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L'impianto dell'arboreto è una operazione che comporta scelte di carattere tecnico ed economico molto importanti per il frutticoltore. In particolare sono da considerare due aspetti tra di loro interconnessi: quello agronomico e quello tecnico.
Tra i fattori di natura agronomica sicuramente bisognerà considerare la scelta delle specie, delle varietà e dei portinnesti da adottare in relazione alla zona e alle caratteristiche del terreno. In quest’ambito gioca un ruolo importante anche il clima: bisogna considerare la temperatura massima e minima e anche la presenza di forti venti o grandinate copiose. Gli aspetti tecnici influiscono invece sulla collocazione del prodotto nei mercati e anche sulla vicinanza di eventuali industrie trasformatrici. Le operazioni di impianto di un arboreto durano dai 2 ai 3 anni nel caso di un vigneto, 5-6 anni per un agrumeto e persino 7-10 anni per un oliveto. L’impianto è preceduto da alcune operazioni che sono:
Le operazioni preliminari di preparazione di terreni prevedono, in primo luogo, la sistemazione della loro superficie intervenendo, se necessario, con ruspe per livellarla e per predisporre le pendenze eventualmente richieste dal metodo di irrigazione o più semplicemente dalle acque meteoriche in eccesso. La realizzazione delle scoline e, più in generale dell’affossatura aziendale, integra la sistemazione del suolo. La regimazione idrica del terreno può essere affidata anche al drenaggio che consiste nell’installazione permanente di speciali tubi forati ad una profondità superiore del franco di coltivazione. La distanza tra i tubi varia con la tessitura del terreno. Nella sistemazione dei terreni declivi è da tenere presente la tendenza ad effettuare gli impianti arborei a rittochino invece che gli oneri sistemi di terrazzamento. In pianura ed in collina, la sistemazione dei terreni si conclude con la suddivisione della loro superficie in appezzamenti preferibilmente regolari e rettangolari e con il tracciamento della viabilità aziendale per consentire un agevole impiego di mezzi aziendali. A questo punto si procede con il tracciamento della piantagione. Ha lo scopo di localizzare i punti in cui effettuare le successiva formazione delle buche (larghezza 40 cm, profondità 70 cm) tenendo presente il sesto di impianto da adottare. L’apertura delle buche può essere fatta manualmente oppure mediante una trivella azionata dalla presa di potenza di una trattrice. Il terreno è così pronto ad ospitare le piantine. Sul fondo delle buche si distribuisce una piccola quantità di fertilizzanti (concimazione pre-impianto), quindi uno strato di terra asciutta e finemente frantumata. In ciascuna buca così parzialmente riempita si colloca la pianta da mettere a dimora. Si completa quindi il riempimento della buca comprimendo la terra che vi viene gradualmente gettata, in modo da farla aderire bene alle radici. La concimazione pre-impianto, ha lo scopo di costituire nell’unità di suolo un’adeguata ed omogenea riserva di sostanza organica (fino a 600q/ha di letame maturo) e minerale (fino a 200-300 kg/ha di fosforo e potassio). Essa non riguarda l’azoto. Per impostare razionalmente questo tipo di operazione, occorre conoscere le caratteristiche del terreno su cui si deve operare. È necessario, pertanto, eseguire un’accurata analisi del terreno. Tale analisi si compie prelevando campioni di terreno ed eseguendo analisi in laboratorio per la determinazione della granulometria, della reazione, del contenuto di calcare, sostanza organica e macroelementi. Considerando l’analisi del terreno si deduce che nei terreni compatti si deve tendere a portare in tutto lo strato di terreno la necessaria integrazione di sostanza organica, di fosforo e di potassio; nei terreni a scheletro prevalente e in quelli molto sciolti, invece, la concimazione di base può essere limitata alla somministrazione di sostanza organica, poco dilavabile, a lento effetto ma decisiva per il miglioramento delle caratteristiche fisiche, chimiche e microbiologiche dei terreni di questo tipo. A questo punto si procede all’impianto. Questo consiste, come descritto precedentemente, nel posizionare le piantine nell’apposito buca. Bisogna comunque fare delle considerazioni. Le piante che provengono dal vivaio con pane di terra, hanno un attecchimento più facile e non richiedono particolari cure al momento della messa a dimora. Le piante a radice nuda vengono invece sottoposte, al momento della piantagione, ad una moderata potatura delle radici allo scopo di eliminare quelle lesionate o disseccate e di rinnovare i tagli praticati al momento dell’estirpazione dal vivaio. Il periodo migliore per eseguire la piantagione è l’autunno. Tale epoca dà la possibilità all’apparato radicale di svilupparsi per favorire così la ripresa vegetativa dei giovani alberi in primavera. Le fasi appena descritte riguardano dunque l’impianto di un arboreto. Per consentirne il suo sviluppo sono necessarie operazioni ordinarie (lavorazione del suolo, concimazione, diserbo chimico, pacciamatura, irrigazione, potatura, raccolta) e straordinarie (concimazione di soccorso, irrigazione di soccorso).
Dario Gelo |
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