Normativa comunitaria sui prodotti biologici |
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| Scritto da Luigi Pisoni |
| Sabato 09 Maggio 2009 21:08 |
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A partire dal 1° gennaio 2009 è entrato in vigore il regolamento Ce n. 384 del 2007, che ha innovato in maniera significativa la disciplina del comparto delle produzioni biologiche nell’Unione Europea, introducendo norme più restrittive per la produzione e la commercializzazione. Quali sono le novità principali contenute nel provvedimento comunitario? Innanzitutto si ridefinisce il concetto stesso di prodotto bio. Precedentemente, in virtù del regolamento Ce n. 2092 del 1991, erano ammesse due categorie di alimenti biologici: quelli con contenuto di materia prima biologica superiore al 95% e quelli con ingredienti bio per almeno il 70%. In questo secondo caso il regolamento n. 2092 prevedeva l’obbligo di indicare sulla confezione l’elenco dei prodotti biologici contenuti con le relative percentuali.
Con il nuovo regolamento rimane solo la prima categoria e scatta per tutti l’obbligo generalizzato della soglia minima del 95% di ingredienti da agricoltura biologica. Inoltre si chiarisce che possono fregiarsi della dicitura “Agricoltura UE” solo gli alimenti le cui componenti siano integralmente di origine comunitaria. In caso contrario occorrerà riportare in etichetta la dicitura “Agricoltura non UE” oppure “UE – non UE”, nel caso di prodotti con provenienza mista. Le nuove norme hanno inteso fornire, almeno in parte, una risposta alle preoccupazioni espresse dal mondo agricolo europeo circa la difficoltà per i consumatori di orientarsi tra i vari prodotti messi in vendita negli esercizi commerciali, anche alla luce delle crescenti importazioni di prodotti biologici da Paesi non comunitari. Se crescono le importazioni da Paesi extra-UE, non si può dire comunque che i produttori europei si siano rassegnati a restare indietro. In particolare, per quanto riguarda l’Italia, secondo il SINAB (Sistema di Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica) dal 2004 ad oggi il numero delle aziende biologiche nel nostro Paese sarebbe addirittura cresciuto del 25%. Anche i terreni agricoli destinati a queste produzioni sono aumentati in misura significativa, raggiungendo a livello nazionale la ragguardevole entità di 1.150.000 ettari. A prendersi cura in Italia di questo notevole patrimonio di agricoltura biologica sarebbe un esercito di circa 50.000 operatori, divisi tra produttori e trasformatori.
Luigi Pisoni |
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