Realtà e suggestioni sull'agricoltura che verrà |
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| Scritto da Luigi Pisoni |
| Domenica 10 Maggio 2009 14:55 |
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Trasferimenti di embrioni, mungitura robotizzata, coltivazioni senza terra: queste sono solo alcune delle componenti di un’agricoltura nettamente votata al progresso tecnologico e gestionale. Il settore primario rappresenta oggigiorno uno degli ambiti dell’attività umana più orientati all’innovazione: a fronte di interi secoli di storia passata in cui l’agricoltura si era mantenuta sempre più o meno simile a se stessa, negli ultimi tempi il mondo rurale si è proiettato in una fase di continuo cambiamento. Ne è derivato un processo di rapida evoluzione, destinato ad assumere negli anni a venire contorni ancora più innovativi e sorprendenti. Da qualche tempo in alcuni allevamenti argentini è stato annunciato il ricorso sistematico all’ecografia sulle bovine per individuare precocemente i casi di mancata gravidanza, in modo da rifecondare prontamente le vacche trovate non gravide e incrementare più rapidamente il numero dei capi. Quel che è curioso è che l’ecografia sarà effettuata anche sui bovini maschi, questa volta per esplorare in profondità le masse muscolari e le parti grasse degli animali, ottenendo così preziose informazioni a fini degli incroci e del miglioramento genetico delle razze.
Questo è un esempio concreto di come il progresso della scienza trovi spesso applicazioni pratiche in agricoltura. In effetti, l’impressione è che ci si stia muovendo a rapidi passi verso un tipo di attività che i nostri nonni a stento potrebbero riconoscere come agricola. Uno dei fili conduttori dell’attuale ricerca è quello dell’eliminazione della fatica: il lavoro che più si connotava per il proprio carattere di marcata fisicità si sta ora trasformando in una professione da svolgere stando seduti ad un computer o, nella peggiore delle ipotesi, manovrando mezzi meccanici in assoluto stato di confort. Un’utopia? Non proprio, se si pensa a quanto è già possibile osservare nelle aziende agricole più avanzate e innovative. È ormai una realtà quella della mungitura robotizzata, ovvero effettuata tramite una macchina in grado di operare la mungitura meccanica di un’intera mandria di bovine, provvedendo contemporaneamente a una serie di funzioni accessorie: alimentazione dell’animale secondo una dieta personalizzata, check-up quotidiano dello stato fisico della vacca e analisi del latte appena munto. Di questi impianti esistono nel mondo circa 2.500 esemplari, di cui oltre 1800 in Europa. Che cosa succede quando si passa dalla zootecnia alla coltivazione di soia e cereali? Anche qui la tecnologia sta creando grandi opportunità di sviluppo. Facciamo un esempio. Già da tempo i sistemi GPS, meglio noti come “navigatori satellitari”, vengono utilizzati sugli aerei e sulle navi, ma anche su camion, taxi e automobili. L’impiego di questa tecnologia relativamente semplice è alla base di quella che si chiama agricoltura di precisione, una modalità di coltivazione nella quale si ricorre a macchine operatrici dotate di “sistemi intelligenti” in grado di dosare i fattori produttivi (quali antiparassitari e fertilizzanti) in rapporto alle effettive necessità dell’appezzamento di terreno. L’unica condizione perché ciò si possa realizzare è rappresentata da una vera e propria “radiografia” del suolo da effettuarsi preventivamente tramite satellite, in modo del tutto simile a quanto accade per la costruzione delle mappe contenute nei CD dei navigatori installati sulle nostre auto. E per quanto riguarda la coltivazione di fiori, frutta e verdura? Qui entrano in campo macchine più complesse che più di uno studioso si è affrettato a battezzare robocoltivatori, automi sofisticati in grado di eliminare definitivamente il lavoro fisico dell’agricoltore. Fantascienza? Non del tutto. E, probabilmente, non per molto tempo ancora. A Pittsburgh, in Pennsylvania, il National Robotics Consortium ha messo a punto macchine semoventi capaci di manipolare e spostare piantine in vaso. In Giappone sono già stati realizzati automi impiegati con successo nella raccolta di ciliegie, pomodori, cetrioli e perfino di pesanti cocomeri. Che aspetto hanno queste macchine? Niente di simile agli umanoidi dei film di fantascienza, bensì grovigli di arti meccanici ricoperti da sensori e sormontati da una videocamera ad alto livello di definizione, capaci di distinguere il grado di maturazione dei frutti e di fornire al sistema di controllo del robot tutte le informazioni necessarie per evitare di danneggiare rami e foglie. Come abbiamo visto, la tecnologia nel settore primario sta facendo passi da gigante: tra pochi anni ci troveremo di fronte a cambiamenti inimmaginabili fino a poco tempo fa. Il futuro, almeno in agricoltura, è già iniziato.
Luigi Pisoni |
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