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Il rame in viticoltura

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Scritto da Francesco   
Lunedì 11 Maggio 2009 20:13

Questa molecola, dopo oltre un secolo di attività, riveste ancora oggi un importantissimo ruolo nella difesa dei nostri vigneti. Il Rame (o meglio la famosa poltiglia bordolese), è stato fino agli anni 50'-60' un indiscusso protagonista nella difesa convenzionale, poi con l'avvento dell'industria chimica il suo ruolo si è ridimensionato a favore di molecole più moderne, innovative e con nuovi meccanismi d'azione.

Il Rame comunque, presente in diverse forme (ossicloruro,ossido, poltiglia bordolese, solfato, idrossido), si è ritagliato un posto primario (se non fondamentale) nell'agricoltura biologica, ma anche nell'agricoltura convenzionale il suo ruolo è sempre rilevante.

Sicuramente negli ultimi anni, le industrie chimiche non hanno abbandonato la ricerca sul miglioramento dell'attività del rame, cercando di renderlo ancora più efficace, e riducendo i quantitativi di metallo necessari per i trattamenti a parità di protezione, sempre più pressati dalle direttive europee che hanno imposto una riduzione di apporti del metallo poiché un uso scriteriato, con grandi quantità può provocare problemi di accumulo nel terreno con gravi problemi.

Sono nati così formulati sempre più “fini”, e spesso vengono associate molecole di sintesi (ad attività sistemica) con il rame che esplica perfettamente l'attività di copertura (riducendo così i quantitativi necessari), ottenendo allo stesso tempo livelli molto alti di protezione dalle patologie. Non bisogna poi dimenticare che ad oggi, il rame è l'unica molecola che oltre esplicare un'attività fungicida, ha effetto anche come battericida, e risulta molto utile per la lotta a certe malattie diffuse in frutticoltura-orticoltura.

Forme di Rame più diffuse in commercio:

  • solfato miscelato a calce (tipo poltiglia bordolese)

  • ossicloruri di rame

  • Idrossidi di rame

Esistono svariati formulati commerciali, in cui il rame è il solo principio attivo o miscelato con altre molecole (es. principi ad attività sistemica, traslaminare, citotropica).

Come agisce il rame:

La molecola è presente nei preparati commerciali sottoforma di sale insolubile che libera ioni Cu2+, in presenza di bagnatura della foglia, sono questi che svolgono attività antifungina (specie sulle spore dei funghi che ne bloccano la germinazione). Questi ioni si sostituiscono ai cationi presenti sulla superficie cellulare, alterando così la semipermeabilità della membrana, facilitando così l'ingresso nelle cellule degli ioni del rame. Si fissano così su diverse strutture proteiche, alterando molti processi fisiologici (tra cui uno dei principali bersagli è il complesso enzimatico piruvato-deidrogenasi che crea scompensi alla produzione di ATP e quindi energia). Proprio per queste caratteristiche di attività multisito (cioè colpire diversi punti vitali del patogeno), permette al rame di essere l'unica sostanza ad attività antifungina ad essere ancora valida dopo oltre un secolo di attività. In pratica il patogeno non è in grado di elaborare meccanismi di difesa e di creare delle resistenze tali da rendere inutilizzabile il principio attivo, cosa che invece capita spesso con i fungicidi moderni ad attività altamente specifica.

Un' altra caratteristica fondamentale del rame è il suo ampio spettro d'azione (proprio in virtù del suo meccanismo d'azione) che ne determina il suo utilizzo su molte colture.

Per la viticoltura oltre agli effetti di difesa fitosanitaria, il rame svolge un interessante attività: ha la capacità di “frenare” la vigoria della pianta, e di conseguenza di limitare ancora di più le malattie fungine, inoltre accelera la lignificazione dei tralci, fondamentale per arrivare alla fase della potatura con tralci sani e “maturi”.

Per quanto riguarda gli aspetti negativi,si può citare:

  • rischio fitotossicità

  • tempi di carenza

  • accumulo del metallo pesante nel terreno

Il rischio fitotossicità negli ultimi anni è calato poiché le tecniche di produzione e nuove formulazioni a dosi sempre più basse permettono di ridurre il rischio, utilizzando poi alcuni accorgimenti nel momento del trattamento (aspettando che le foglie siano ben asciutte). I sintomi di fitotossicità sono arrossamenti, necrosi, disseccamenti dei lembi fogliari.Specie nel periodo della fioritura è da evitare poiché il rischio di danni al grappolo è molto alto. Anche per i tempi di carenza , per alcuni formulati, si è passati da oltre 20 giorni a 7 – 5 giorni, permettendo l'uso del rame anche in prossimità del raccolto. Bisogna però ricordare che questo principio attivo, può provocare problemi ai processi di vinificazione, ostacolando le fermentazioni e provocando altri difetti.

Il rischio più grande è che negli anni, si accumuli il metallo nel terreno, alterandone l'attività biologica, andando ad ostacolare le popolazioni di funghi, batteri degradatori e gli azoto fissatori, impoverendo così il terreno. Inoltre raggiunti livelli molto alti di concentrazione, il prodotto risulta fitotossico per la pianta, provocando crescita stentata e clorotica. Proprio per questo l'Unione Europea ha imposto la riduzione dell'uso dei quantitativi di rame, che progressivamente dovrà abbassarsi passando dai 36 Kg/ha ai 30 Kg/ha.

Sicuramente per concludere, ad oggi non esiste una molecola affidabile come quella del rame, che accompagna ancora oggi con sicurezza gli agricoltori nella difesa dei loro vigneti, mantenendo una posizione ben salda nel panorama della difesa fitosanitaria nazionale, avendo avuto la capacità negli ultimi anni di rinnovarsi e mantenersi al passo coi tempi, per le mutate necessità, spinta al miglioramento della sicurezza del nostro ambiente.

Francesco Consolandi


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