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Donne in agricoltura

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Scritto da Luigi Pisoni   
Giovedì 14 Maggio 2009 20:53

Le aziende agricole al femminile rappresentano il 30% delle imprese rurali insediate sul territorio nazionale. Questo il dato recentemente diffuso dall’Istat per sintetizzare il panorama dell’agricoltura al femminile in Italia, uno spaccato del settore primario che è oggetto di sempre maggiore attenzione da parte degli esperti per la specificità dell’apporto femminile a questo comparto essenziale della nostra economia.

Le donne da sempre lavorano in agricoltura: anzi, gli storici e gli archeologi concordano ormai da tempo sul fatto che l’attività agricola sia nata nel Neolitico (6000 – 4000 a.C.) proprio grazie al lavoro femminile: mentre gli uomini si dedicavano alla più antica arte venatoria, le donne poterono sperimentare, in maniera più o meno fortuita, le prime forme di coltivazione del suolo.

    

A dispetto di questa geniale primogenitura, la partecipazione femminile all’attività agricola è giunta fino all’età contemporanea conservando una posizione subordinata rispetto al lavoro maschile. Ciò si è tradotto nella presenza, da un lato, di capi d’impresa maschi e, dall’altro, di donne nel ruolo di operose coadiutrici, escluse dal processo decisionale.

Solo negli ultimi decenni questo atavico retaggio è stato incrinato in favore di una significativa ridistribuzione dei ruoli, come dimostra il dato italiano sopra citato. Peraltro, il fenomeno della progressiva appropriazione di posizioni di leadership e di indirizzo in ambito agrario da parte delle donne non deve essere assunto come un puro dato quantitativo. A partire dai primi anni Novanta del ventesimo secolo emergono infatti chiare tendenze indicative della ricerca di una più matura dimensione imprenditoriale.

Qual è, dunque, l’identikit della moderna imprenditrice agricola? Secondo l’Osservatorio per l’imprenditoria e il lavoro femminile in agricoltura (Onilfa) le donne si dimostrano innanzitutto particolarmente vocate all’agricoltura multifunzionale, ovvero alla diversificazione delle attività praticabili in ambito rurale: agriturismo, didattica in fattoria, trasformazione aziendale e vendita diretta dei prodotti.

Un dato incoraggiante è rappresentato dal livello crescente di professionalità delle donne impegnate in agricoltura. Un ruolo determinante è svolto nel campo dei prodotti locali e delle specialità alimentari cosiddette “di nicchia”: aumenti importanti della presenza femminile in agricoltura si registrano infatti nel settore biologico, nella vitivinicoltura di qualità e nelle produzioni caratterizzate da marchi di qualità, in particolare Dop e Igp. Tutto ciò, unito alla pratica sempre più diffusa della vendita diretta al consumatore, genera un notevole effetto di valorizzazione del territorio e di avvicinamento tra agricoltura e società.

Negli ultimi anni si è riscontrato anche un positivo aumento del livello di formazione delle imprenditrici agricole, inteso come passaggio obbligato verso il rafforzamento della competitività aziendale. Secondo i dati Istat, oltre il 48% delle aziende condotte da donne in Italia aderisce ad organismi associativi operanti nel campo della formazione al fine di ricevere un’adeguata assistenza tecnica e consulenze in materia gestionale.

Questa mentalità orientata alla formazione professionale genera risultati interessanti sotto il profilo dell’organizzazione aziendale. Secondo un’indagine del coordinamento Donne Impresa della Confederazione nazionale Coltivatori Diretti, le donne impegnate in agricoltura sono orientate all’aumento delle dimensioni aziendali (oltre il 55% conduce fondi sopra i 10 ettari), all’applicazione delle novità tecnologiche (negli ultimi cinque anni il 70% ha introdotto nuovi macchinari o attrezzature) e alla realizzazione di coltivazioni che siano al tempo stesso intensive ed ecocompatibili, ad esempio nel settore dell’ortofrutta e del vino.

Nel complesso emerge un quadro tendenzialmente positivo dell’imprenditoria femminile nel settore primario. Un problema però accomuna le donne operanti in agricoltura ai loro colleghi maschi: la difficoltà del ricambio generazionale. Il 50% delle conduttrici supera i sessant’anni e solo il 10 % ha un’età inferiore ai 40 anni. Anche in questo caso urge l’applicazione di misure sempre più efficaci di politica agricola per garantire un maggiore tasso di insediamento delle giovani imprenditrici e una più convinta adesione di queste ultime alle attività del mondo rurale.

 

Luigi Pisoni


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