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Era globale e cooperazione

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Scritto da Luigi Pisoni   
Giovedì 14 Maggio 2009 20:59

Oggigiorno l’agricoltura si confronta con un quadro economico e politico radicalmente mutato rispetto ad alcuni anni fa. Il dato più evidente è rappresentato dall’alto grado di relazioni e scambi esistenti tra tutti i soggetti che, a vario titolo, popolano il mondo produttivo e la società nel suo complesso.

Nell’epoca in cui viviamo fusioni e aggregazioni tra grandi forze economiche sono all’ordine del giorno nel settore bancario, industriale, finanziario e commerciale. Si assiste ormai con frequenza quasi quotidiana alla formazione e alla modificazione di alleanze tra gruppi di imprese e organizzazioni che detengono ricchezza e potere. Il tutto all’insegna della conquista e del consolidamento di posizioni di forza sui mercati nazionali e mondiali.

In questo processo di crescita dimensionale e strategica, che ha coinvolto la quasi totalità delle attività produttive, gli attori principali del settore primario – gli imprenditori agricoli – si sono ritrovati spesso a recitare il ruolo di comparse o, ancor peggio, di semplici osservatori, esclusi dalle grandi aggregazioni in corso, persino da quelle proprie del sistema agroalimentare.

 

 

Il mondo agricolo, caratterizzato da un livello tradizionalmente alto di frazionamento delle proprietà e da dimensioni aziendali medio-piccole, si è ritrovato spesso nell’impossibilità di esercitare un’efficace influenza sui cambiamenti economici e sociali in atto.A fronte di tale situazione l’aggregazione tra le imprese agricole costituisce una strada obbligata per garantire un futuro al mondo rurale: la sfida dell’integrazione si pone come passaggio irrinunciabile per un’agricoltura moderna, capace di operare ad armi pari con gli altri attori di un contesto economico sempre più competitivo.

La necessità di una sempre più ampia unione degli sforzi da parte delle imprese agricole trova il suo fondamento nell’entità stessa delle poste in palio.

Quali sono dunque i valori in gioco? Limitiamoci a considerare la situazione dell’UE. Nonostante alcuni difficili momenti congiunturali di parte dell’economia mondiale e le vicende particolari di alcuni gruppi alimentari, da diversi anni l’agroindustria europea gode di buona salute e rappresenta attualmente quasi l’11% del fatturato dell’insieme delle industrie comunitarie e l’11,5% dell’occupazione complessiva. Negli ultimi dieci anni nell’industria alimentare il valore aggiunto si è incrementato a un ritmo quasi doppio rispetto all’occupazione. Anche quest’ultima, nondimeno, è aumentata - benché con tassi modesti – a riprova del fatto che ci troviamo di fronte ad un settore capace di incarnare modelli di crescita efficienti. Di fronte all’insieme delle opportunità di sviluppo che l’industria agroalimentare ancora offre, il mondo agricolo non può rinunciare ad esercitare un ruolo più incisivo da perseguire attraverso più articolate strategie di collaborazione tra le imprese.

 

Luigi Pisoni


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