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L'immagine dell'agricoltura

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Scritto da Luigi Pisoni   
Giovedì 14 Maggio 2009 21:09

La qualità dei prodotti agroalimentari in sé non basta, occorre comunicarla: di questo semplice concetto gli operatori del mondo agricolo si sono resi conto in forma crescente negli ultimi tempi.

Per decenni l’agricoltura ha trascurato il tema della comunicazione: l’agricoltore medio si è sempre preoccupato di produrre bene, riuscendo per lo più a raggiungere risultati tecnicamente assai apprezzabili, ma ha dedicato poca attenzione al momento della vendita e del contatto con il pubblico. Da qualche anno a questa parte è però emerso chiaramente che anche per l’impresa agraria la comunicazione è uno strumento indispensabile per una proficua strategia di mercato.

 

    

 

Nel prossimo futuro la comunicazione sarà responsabile della generazione di gran parte del valore aggiunto dei prodotti e servizi del settore primario: a tale proposito alcuni acuti osservatori hanno affermato che si sta passando da un’agricoltura produttiva a un’agricoltura comunicativa.

Questa affermazione vale in primo luogo per l’agricoltura multifunzionale, dedita alla trasformazione della materia prima e alla vendita diretta di prodotti e servizi rivolti al consumatore finale. Ma anche per la cosiddetta agricoltura delle commodities, produttrice di cereali, latte e altri prodotti non trasformati, quella della comunicazione è diventata una partita di assoluta importanza. Prova ne è lo sforzo di una parte dell’associazionismo agricolo italiano di condurre battaglie pubbliche contro la diffusione degli organismi geneticamente modificati negli alimenti, adducendo non solo e non tanto raffinate disquisizioni di carattere tecnico-scientifico comprensibili solo agli addetti ai lavori, ma anche argomentazioni basate sulla superiore qualità dei prodotti di casa nostra in omaggio ad una strategia comunicativa volta al rapporto diretto con il cittadino comune.

Una questione d’immagine, dunque, che ha però dietro di sé un indubbio elemento di sostanza: la volontà da parte dell’operatore agricolo di trattenere una quota più consistente del valore aggiunto generato dal suo lavoro, anche in considerazione del ruolo di tutela ambientale e di rivitalizzazione delle aree rurali che l’agricoltura svolge da sempre. Non dimentichiamo che gli agricoltori italiani incassano in media il 12% di quanto speso dai consumatori in alimenti; gli agricoltori statunitensi – a titolo di paragone – incamerano il 23%.

 

Luigi Pisoni

 
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