Resistenze ai fitofarmaci |
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| Scritto da Francesco |
| Sabato 23 Maggio 2009 12:55 |
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Per salvaguardare le produzioni agricole, da sempre, si è dovuto ricorrere all'utilizzo di prodotti tali da debellare insetti, patologie che possono addirittura compromettere la totalità della produzione. Le scelte sul tipo di agricoltura che si vuole adottare (convenzionale, biologica, biodinamica), portano di conseguenza un uso più o meno massiccio di sostanze chimiche per arrivare ad ottenere un certo livello di produzione prefissato. Sono decine e decine i prodotti chimici (tra diserbanti e ......) utilizzati in agricoltura convenzionale, che ogni anno si rinnovano per evitare delle sorprese. Perchè? La ricerca delle aziende chimiche produttrici, si è rivolta sicuramente verso prodotti più rispettosi dell'uomo e dell'ambiente ma ha dovuto fare i conti anche con la natura e la selezione genetica a cui tutti gli organismi viventi sono sottoposti, e proprio il comportamento e l'uso spropositato di prodotti chimici determina una pressione selettiva molto forte. Anche le piante (specie le infestanti agrarie), i patogeni hanno delle “armi” per difendersi dai prodotti chimici,sono infatti in grado di attuare delle difese tali da renderli resistenti a determinati prodotti di sintesi. Parliamo per prima cosa delle resistenze ai diserbanti. L'utilizzo ripetuto e continuativo, anno dopo anno, contro determinate infestanti di un prodotto chimico può portare ad una situazione paradossale: lo stesso prodotto, non è più in grado, alle normali dosi d'utilizzo, di esplicare la sua azione contro le infestanti. Perchè questo? Moltissimi principi chimici sono ad azione monosito, cioè agiscono su precise vie metaboliche della pianta e per di più sono molto spesso molto specifiche sulla specie colpita. Cosa può accadere? L'utilizzo del principio chimico su una popolazione di infestanti porta ad una selezione della specie: ucciderà un certo range di popolazione, ma sicuramente ci sarà qualche individuo che sfugge alla morte perchè riesce a mettere in atto delle difese tali da rendere più difficile l'azione del diserbante. Sono molteplici la azioni che comunque nel corso di svariati anni possono accadere nella pianta:
Queste azioni possono portare alla creazione di piante resistenti all'erbicida. Piante così resistenti, poi possono trasmettere le resistenze ad altre piante della specie, fino ad arrivare a popolazioni di resistenze, rendendo inutile l'utilizzo del principio a.ttivo alle normali dosi. Spesso è proprio l'uomo che con un uso avventato della chimica si crea problemi:
Con dei piccoli accorgimenti , quindi, un fenomeno come questo si può tranquillamente evitare: utilizzo di dosi corrette di principio attivo, alternanza di prodotti con meccanismo d'azione diverso, operare nelle condizioni ideali, in modo che non ci sia la possibilità di sviluppo della resistenza. Negli ultimi anni, le case produttrici infatti sono dovute ricorrere ad aumenti di concentrazione di principio attivo a parità quantità venduta, per arrivare ad ottenere gli effetti voluti, o ancora alla miscela di molecole diverse con meccanismi d'azione differenti. Nonostante questo, però, si può arrivare ad un altro fenomeno: alla selezione della flora si sostituzione. Ad esempio le specie di Equisetum. Per queste specie nel vigneto ad oggi non sono registrati prodotti che possano dare risultati apprezzabili (se non solo prodotti di contatto.. es Basta) e una buona forma di lotta è la lavorazione meccanica dell'interfilare. Un discorso analogo può essere fatto per tutti gli agrofarmaci moderni in generale, per la lotta alle principali malattie un uso scorretto ed inappropriato del principio attivo determina selezioni di patogeni sempre più resistenti ai vari formulati chimici, fino a rendere vano l'utilizzo di certe molecole. Proprio per questo si raccomanda l'alternanza dei principi attivi durante la stagione, osservare sempre le dosi di utilizzo e usare quando realmente serve.
Francesco Consolandi
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