Il peperoncino: aspetti agro-pedo-climatici |
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| Scritto da Neri Roncucci |
| Mercoledì 15 Luglio 2009 19:15 |
Il peperone, specie ormai ben affermatasi nelle nostre zone, ha origini lontane, sia nel tempo che nello spazio. Capsicum è uno degli 85 generi che appartiene alla famiglia botanica delle Solanaceae, famiglia conosciuta sia per la vastità delle specie che comprende, tra cui inoltre importanti ortive quali pomodoro, patata, melanzana, oltre che per la peculiarità di presentare spesso piante con alcaloidi.Esigenze climatiche: la specie C. annuum, se coltivata in climi caldi durante tutto l’anno e pertanto anche nei luoghi di origine, è pianta perenne; nella zona del Mediterraneo la pianta viene normalmente considerata annuale, ma è possibile la coltivazione anche per più anni qualora nella stagione fredda si ricorra a mezzi protettivi in modo tale da garantire alla pianta almeno 15°C. In effetti le esigenze in fatto di temperatura non si discostano molto da quelle del pomodoro; l’optimum di crescita si attesta sui 21-24 °C, la temperatura minima biologica è di 10-12 °C e la temperatura letale è di 0 °C. Importante risulta anche l’escursione termica giorno/notte che è bene non superi i 5-8 °C. Esigenze pedologiche: per quanto concerne il terreno il peperone, come d'altronde molte delle ortive, preferisce tessiture medio-sciolte, ricche in sostanza organica e a pH subacido. Alla salinità risulta più sensibile del pomodoro con un decremento produttivo che inizia a valori di EC di 1,5 mS/cm Tecnica agronomica: questa risulta diversificata a seconda della tipologia di produzione pianta da consumo o pianta da ornamento e se ci troviamo in pieno campo o in coltura protetta. Se la coltivazione viene fatta per la produzione di frutti edibili in pieno campo il peperoncino si inserisce come pianta da rinnovo; l’avvicendamento migliore prevede che il peperoncino non succeda a sé o ad altre solanacee e ritorni sullo stesso appezzamento solo dopo 3-4 anni sia per fenomeni legati alla stanchezza del suolo, imputabili principalmente agli essudati radicali, che per problemi di natura sanitaria. La messa a dimora viene fatta tramite trapianto, dopo che si è provveduto alla semina in contenitori alveolati e all’allevamento per 60 giorni circa, dopo i quali la pianta ha raggiunto un’altezza di 10-15 cm ed ha differenziato 5-6 foglie vere. In Puglia la data del trapianto si può fissare intorno al 1° aprile. Per quanto riguarda gli investimenti questi vanno da 2,5 a 4 piante/m2, con sesti di impianto generalmente a fila singola con interfila di 70-100 cm e distanza sulla fila di variabile da 30 a 50 cm. Essendo una specie che mal tollera i ristagni idrici è bene sistemare il terreno a porche rialzate di 20-30 cm. La coltivazione dei frutti può essere fatta anche in serra, durante tutti i periodi dell’anno se si tiene conto delle esigenze termiche sopradescritte. Per la produzione di piante ornamentali, di norma vendute nel periodo che va dalla primavera all’autunno, la coltivazione viene effettuata in vasi via via di dimensioni crescenti fino a raggiungere la commercializzazione generalmente con vasi di 16-18 centimetri di diametro. Concimazione: per le esigenze nutritive si può fare riferimento alle asportazioni medie espresse in kg di elemento per tonnellata di prodotto che sono di 3 kg/t di N, 1 kg/t di P2O5, 5 kg/t di K2O, 2 kg/t di CaO e 0,2 kg/t di MgO. Irrigazione: questa risulta un’altra tecnica importante per il peperoncino; per stimare i consumi è bene fare riferimento all’evapotraspirazione, con irrigazioni frequenti e bassi quantitativi d’acqua. La fase critica è il periodo di post-allegagione ma è importante fornire acqua anche alla fioritura per evitare una colatura dei fiori. Gli interventi irrigui devono poi limitarsi nelle fasi finali del ciclo per esaltare le caratteristiche organolettiche dei frutti. Il metodo di distribuzione prevalente è quello con manichette forate, il che permette anche di effettuare delle fertirrigazioni. Controllo infestanti: i mezzi di lotta contro malerbe afferiscono soprattutto a mezzi di prevenzione o a mezzi fisici, data la scarsità di principi attivi disponibili; per il controllo delle infestanti ci si affida quindi a teli pacciamanti o a sarchiature superficiali. Fitopatie, insetti e fisiopatie: i patogeni maggiormente rappresentativi e temibili sono la Phytophthora capsici, che si manifesta con marciumi che interessano la zona del colletto, il Verticillum dahliae e il Fusarium oxysporum f.sp. capsici, agenti di tracheomicosi che interessano il sistema vascolare con sintomatologie simili che vanno a insistere sulla parte epigea comportando appassimenti e disseccamenti fogliari. Altre avversità del peperone sono insetti e fisiopatie. I primi, soprattutto afidi e tripidi, preoccupano in maniera modesta per il danno diretto che provocano alla pianta, mentre maggiormente perché possono risultare vettori di alcuni virus, quali il TSWV (virus dell’avvizzimento maculato del pomodoro) ed il TMV. Le seconde sono essenzialmente le scottature delle bacche, dovute ad una eccessiva irradiazione solare, e il marciume apicale, analogo a quello del pomodoro (Ca-carenza). Raccolta: riguarda le specie da consumo. Viene eseguita quando i frutti sono ancora verdi ma hanno raggiunto la dimensione tipica della varietà per il mercato fresco, mentre se la destinazione è differente la raccolta viene fatta alla maturazione, allorché le bacche si presentano pigmentate. In ogni caso la raccolta è effettuata manualmente e i frutti vengono raccolti singolarmente. Attenzione deve poi essere posta nelle successive fasi per evitare ferite o ammaccature che comprometterebbero il prodotto. Inoltre una volta raccolti i peperoncini andrebbero lavati con acqua addizionata con 75-100 ppm di cloro e, al fine di migliorare la shelf life, i frutti venire raffreddati a 8-10 °C con alte percentuali di umidità relativa (90-95%). Con queste condizioni è possibile ottenere tempi di conservazione dell’ordine di 2-3 settimane. La destinazione al mercato fresco prevede solitamente la vendita in caratteristiche collane di peperoncini interi. La trasformazione industriale segue invece diverse vie al fine di ottenere prodotti interi, tritati, polveri, o salse umide. I parametri che determinano la qualità del prodotto e che vengono valutati sono di carattere fisiologico/morfologico (grado di maturazione, distribuzione del pericarpo, della placenta e dei semi, peso medio delle bacche, omogeneità di pezzatura) e chimico (contenuto acqua, contenuto in pigmenti, contenuto in capsaicinoidi). Per quanto riguarda i livelli produttivi di una coltura di peperoncino questi si attestano sui 300 q/ha in pieno campo mentre in coltura protetta si possono raggiungere i 5 kg/m2 pari a 500 q/ha. Sotto il profilo economico il peperoncino può definirsi una coltura di nicchia, ma nonostante ciò è la spezia più conosciuta, anche per la sua ampia diffusione negli orti familiari. Neri Roncucci |
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