I brachizzanti chimici in floricoltura |
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| Scritto da Neri Roncucci | |||||||||||||||||||||
| Lunedì 27 Luglio 2009 16:34 | |||||||||||||||||||||
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I regolatori di crescita, definiti con l’acronimo inglese PGRs (Plant Growth Regulators), sono sostanze, naturali o sintetiche, che regolano o controllano, seppure in quantità eccezionalmente basse, alcuni aspetti della crescita della pianta: allungamento del fusto, radicazione, fioritura, abscissione fogliare, allegagione, resistenza ai rigori invernali. La regolazione sulla pianta può assumere un significato diverso a seconda del tipo di principio attivo e delle dosi, traducendosi in trattamenti ritardanti o promuoventi la crescita e lo sviluppo; ottenere i migliori risultati con i fitoregolatori viene definito da alcuni come combinazione di arte e scienza, ovvero scienza moderata da numerose prove ed errori nonché da una buona conoscenza di come la pianta si sviluppa e cresce. In floricoltura i fitoregolatori vengono primariamente impiegati per contenere la taglia (CGRs, Chemical Growth Retardants), favorire la radicazione delle piante, promuovere lo sviluppo delle gemme laterali, indurre la fioritura. Brachizzanti o Chemical Growth Retardants (CGR) Abbiamo già detto come la regolazione della crescita della pianta riguardi in maniera preponderante il controllo della taglia. La maggior parte dei composti brachizzanti in effetti riduce l'allungamento degli steli inibendo la produzione o modificando il metabolismo delle gibberelline, ormoni vegetali in grado di regolare numerosi processi in primis la crescita per distensione. Oltre a permettere di ottenere piante con un maggiore valore estetico dovuto ad un habitus più compatto, più ramificato, con internodi corti, con foglie spesse e di colore verde intenso, altri benefici collaterali includono l’aumento della tolleranza agli stress durante il trasporto e la commercializzazione e, di conseguenza, un allungamento della shelf-life. A livello mondiale i principi attivi brachizzanti più noti sono il cloruro di 2-cloroetil-trimetilammonio (CCC o Cycocel o Chlormequat), la daminozide (Alar o B-Nine), il flurprimidol (Topflor), il paclobutrazolo (Bonzi), l’uniconazolo (Sumagic) e l’ancimidolo (A-Rest).
Elenco dei CGR, relativo metodo di distribuzione e attività
Best Management Practices Con la crescente attenzione alla ecocompatibilità delle produzioni agricole nonché per considerazioni prettamente economiche l’utilizzo dei regolatori di crescita è in corso di rivalutazione. In questa direzione è possibile elaborare una sorta di chiave analitica che permette all’agricoltore di rispondere all’essenziale quesito d’inizio:
Una volta che si è risposto a tale quesito è necessario procedere oltre sui diversi aspetti che l’impiego dei PGR comportano; vediamoli nel dettaglio. Leggere l’etichetta: l’etichetta contiene innanzitutto informazioni generiche e restrizioni ma anche istruzioni sull’uso che se ne può fare. È necessario dunque osservare se per quella data coltura il principio attivo è stato registrato, vedere le informazioni sull’efficacia e sugli effetti associati indesiderati quali fitotossicità, ritardo fioritura ecc. Timing: il tempo in cui il regolatore di crescita deve essere somministrato alla pianta è di fondamentale importanza; di solito il requisito è soddisfatto leggendo l’etichetta del prodotto acquistato. Con “timing” non si fa riferimento tanto al tempo cronologico ma quanto al tempo fisiologico della pianta, basandosi cioè sul numero di foglie presenti, sulla lunghezza dei rami, sul diametro della pianta ecc; sarà pertanto opportuno effettuare i trattamenti in determinati stadi fisiologici ben definiti per non incorrere in effetti negativi che sia trattamenti troppo precoci (ad esempio il blocco totale della crescita) o troppo tardivi (es. riduzione grandezza dei fiori) possono causare. Dosaggio: come per il timing è sufficiente leggere attentamente l’etichetta per sapere la corretta dose da impiegare; operando in modo diverso di rischia di ottenere risultati imprevedibili (blocco crescita, fitotossicità ecc). Target: la parte della pianta che deve ricevere il principio attivo deve essere valutata in base al p.a. stesso e alla specie coltivata. Foglie e fusti: l’applicazione può essere effettuata mediante nebulizzazione del prodotto sulle foglie o immersione dei fusti nella soluzione al momento del trapianto. Per quanto concerne la nebulizzazione questa deve farsi su un’area definita e non sulla singola pianta; un’uniforme distribuzione è altresì fondamentale. Radici: nel caso di bulbi, tuberi o rizomi è uso trattare la porzione prima del trapianto. Substrato: il principio attivo può essere applicato direttamente al substrato. Tecnica di applicazione: strettamente legata al tessuto target, dipende dal principio attivo e alla specie coltivata. Immersione: già osservato per porzioni di fusti il sistema è più spesso usato per organi ipogei quali bulbi, tuberi e rizomi. Soluzioni: si opera miscelando una quantità nota di prodotto ad un certo volume di acqua, somministrando quindi il tutto al vaso. Nebulizzazione: metodo più complesso rispetto ai precedenti, richiede determinati ugelli di erogazione e sistemi di controllo della pressione, in modo tale da non avere difetti nell’uniformità di distribuzione; spesso vengono aggiunti coformulanti al p.a. (bagnanti ecc) per aumentarne l’efficacia. Condizioni ambientali: l’efficacia di un fitoregolatore può essere influenzata dall’ambiente nel momento dell’applicazione, dallo stato in cui la pianta si trova, dalla cura post applicazione. Ad esempio le condizioni ambientali del mattino, dove il tasso di respirazione è basso, risultano più favorevoli all’applicazione dei PGR rispetto alla sera; inoltre le giornate nuvolose permettono una maggiore persistenza del prodotto sulla pianta a causa della minore evaporazione rispetto a giornate soleggiate. Le piante al momento del trattamento non devono trovarsi in condizioni di stress idrico in quanto con minori capacità di assorbire e traslocare il fitoregolatore. Monitoraggio: i produttori non devono poi limitarsi a seguire quanto detto sopra ma debbono monitorare la reale efficacia del trattamento; solo in questo modo è possibile operare un aggiustamento delle dosi di p.a. razionalizzandone l’impiego.
È inoltre importante sottolineare la valenza economica che l’utilizzo dei composti brachizzanti comporta; sarà opportuno quindi tenere conto oltre che del costo del formulato in sé, anche dell’equipaggiamento necessario alla distribuzione nonché del lavoro impiegato. La convenienza economica sarà pertanto da valutare caso per caso, così come se effettuare uno o più trattamenti. In ultima analisi, last but not least, in aiuto al produttore possono venire strumenti di supporto decisionale (DSS), reperibili on line, come ad esempio il foglio di calcolo sviluppato dall’Università del North Carolina assieme a quella del New Hampshire, che permette di calcolare le soluzioni da impiegare e le voci di spesa. Neri Roncucci |
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