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Allarme diabrotica

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Scritto da Francesco   
Venerdì 07 Agosto 2009 07:56

Ci risiamo, ecco l’ennesimo “intruso” che questa volta toglie il sonno a centinaia di maiscoltori del Nord Italia, preoccupati dell’invasione del nuovo parassita che sta creando notevoli problemi negli areali della pianura padana.

  

E’ il prezzo della globalizzazione mondiale, di scambi continui; che sono sì fonte di crescita e prosperità, ma sono anche fonte di rischi per la diffusione di malattie (vedasi la recente influenza suina) e di insetti dannosi per le colture agrarie. Uno degli ultimi è proprio la Diabrotica virgifera virgifera La Conte, che è solo l’ultimo di un susseguirsi di invasioni di insetti dannosi per le colture agrarie con danni economici impressionanti. Esempi di insetti arrivati negli ultimi anni: Metcalfa Pruinosa, Ifantria Cunea, Cocciniglia di San Josè, Cameraria Horidella, solo per citarne alcuni…

La soluzione cercata subito per risolvere il problema è sempre stata la lotta chimica, per la gioia delle multinazionali chimiche che anche negli anni della recessione sfoggiano bilanci da far impallidire paesi del terzo mondo. Per la Diabrotica poi il discorso per una lotta integrata sarebbe facilissimo: il parassita è monospecifico e basta turnare la coltura con le vecchie e sane rotazioni colturali per evitare e ridurre drasticamente il problema, senza dover ricorrere a costosi e pericolosi prodotti chimici. Il problema è che in certe zone ad alta intensità zootecnica sostituire una coltura come il mais è veramente difficile vista la sua importanza nel bilancio aziendale della razione giornaliera dell’animale. Sicuramente però, il nuovo parassita comporta nuove spese per la difesa fitosanitaria che si ripercuotono negativamente sulla già risicata redditività della coltura. 

Biologia Coleottero crisomelide, originario degli Stati Uniti, considerato il principale fitofago del mais. E’ un insetto monospecifico, cioè attacca esclusivamente piante di mais, dove può arrecare gravi danni con livelli di popolazioni molto elevati. In Italia è da pochi anni che si è insediato. E’ del 1998 il primo rinvenimento presso l’aeroporto di Venezia, e da qui si è diffuso nella zona più propizia al suo sviluppo,la pianura padana, dove il mais è la coltura principale. La Diabrotica compie una sola generazione all’anno, sverna come uovo che si schiude verso metà maggio con un picco di nascite verso metà giugno. Nascono delle piccole larve, biancastre con scatola cefalica scura e sei zampe poste dopo la testa. Si muovono nel terreno e si nutrono delle radici del mais. Lo sviluppo dura circa un mese, per poi impuparsi e dare luogo alla forma adulta. Lunghi 5-6 mm, con colorazione gialla accesa, 3 strisce longitudinali scure e le elitre più corte dell’addome. Si nutrono delle foglie e dell’infiorescenza femminile del mais, provocando seri danni di aborti fiorali e perdita di produzione di seme dalle spighe del mais. Una volta avvenuto l’accoppiamento, si ha l’ovodeposizione (verso metà agosto), la femmina depone centinaia di uova nel terreno ad una profondità di 15 centimetri circa. 

Danni Radici: l’attività trofica a carico delle radici determina un ridotto sviluppo della pianta, instabilità meccanica con rischio di allettamento molto elevato. Tipico segno di forte infestazione è la presenza di piante a “collo d’oca”, cioè piante allettate che tendono a risollevarsi dal suolo curvandosi a forma di gomito. 

Lotta Dal 2000 è in vigore il decreto di lotta obbligatoria, che prevede controlli sistematici in tutte le aree del paese. Si attua un monitoraggio tramite l’ausilio di trappole a feromone. Vista l’esplosione del parassita e il timore di perdite ingenti di produzione molti agricoltori si rivolgono alla lotta chimica per il contenimento del parassita: esistono in commercio geoinsetticidi granulari, da distribuirsi nella fase di semina per debellare le forme larvali e ridurre la popolazione del parassita, oppure si ricorre al trattamento della forma adulta tramite applicazioni di insetticidi con apposite macchine scavallanti la coltura che irrorano la soluzione insetticida. Il problema principale è che si devono utilizzare prodotti classificati nocivi, e molto spesso si è impossibilitati a trattare per la vicinanza ad abitazioni, senza contare poi l’aggravio di spesa che va già ad intaccare il risicato rendimento economico della coltura. La soluzione migliore è intervenire con metodi agronomici, l’utilizzo della rotazione colturale è il metodo più intelligente per liberarsi del parassita ed evitare di ricorrere a costosi trattamenti insetticidi.

 

Francesco Consolandi


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