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A come agricoltura made in Calabria

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Scritto da Ada Cosco   
Lunedì 11 Gennaio 2010 15:20

L’agricoltura in Calabria è un processo che si conferma nella cultura di questo popolo con una corsia preferenziale per le sue innate caratteristiche, autentiche note di un patrimonio ambientale che è gestito dai contadini in maniera esemplare.

Vuoi per la dedizione con la quale si dedicano, soprattutto in un momento critico epocale, in cui le aziende devono stare attente ai passi falsi. Ma mantengono gli equilibri le aziende, quelle sane che alle spalle hanno una storia e una politica di ristrutturazione e conduzione familiare che guarda alle produzioni eco-sostenibili, di nuova generazione, appagando le esigenze del consumatore attento, senza mai distogliere lo sguardo dalla cultura che contraddistingue tutte le sorelle d’Italia e la rappresentano per le sue diversità. Ed ecco spuntare nel Marchesato crotonese a S.Janni di Cutro un’azienda che già un secolo e mezzo fa produceva latte di pecora e allevava maiali allo stato brado, il bisnonno Fazzolari. Ettari di querce che fornivano il nutrimento spontaneamente agli animali che entravano nel bosco di leccio. S’immagina già il sapore di quelle carni rosse e gustose da farne prosciutti, capicolli e sopessate.  Era il cibo prelibato insieme a tocchi di carne salata, lardo alto quattro dita dei “poveri”di quei tempi, nascosta spesso nella sacca del cavallo unico mezzo di trasporto nei luoghi agresti in cui c’era di tutto, compreso il cacio e il pane che si produceva in ogni casa. Nel nuovo millennio, dopo due generazioni l’azienda passa a Leopoldo, giovane consanguineo che non disconosce i sacrifici nella terra. Anzi, sposa la causa come se fosse la sua famiglia adottiva e ne condivide gioie e dolori. Ma è d’obbligo con la nuova stirpe, il cambiamento generazionale. Soprattutto per dare risposte a quel consumismo avido di nuove tendenze. Allora ecco che Leopoldo Fazzolari, 29 anni appena compiuti, crea una nuova linea produttiva, biologica, anzi fa di più con le sue mucche e pecore munte meccanicamente: crea il prodotto che non può non far gola alla maggior parte dei consuetudinari del buon mangiare, la mozzarella “lattumata” e la provola “bianco latte”, nel laboratorio che diventa un tutt’uno con la struttura ricettiva, piccola nicchia in cui si creano prelibatezze d’altri tempi e il segreto degli antichi casari è custodito gelosamente come il pecorino e il caciocavallo, ma ci sono nuovi arrivati come il “Pitagora”, forma di 50 chili di latte misto con caglio naturale che si può assaporare dopo 6-7 mesi e il “caprino” leccornia per i raffinati. Gli scarti del caseificio, vanno ad alimentare i trogoli dei sessanta maiali che vivono ancora liberi, ma assistiti con l’orzo che si produce in azienda e qui trasformati in un laboratorio autorizzato. Tutto sparso in 280 ettari in cui si producono cereali e pascolo per il pasto quotidiano degli abitanti a quattro zampe, con le culture ortofrutticole per il fabbisogno aziendale. Non è difficile amare questo mondo per il giovane, perché cresciuto con esso fin da marmocchio, accanto a questo sentimento si aggiunge la passione con la quale è nato trascorrendo l'infanzia da adulto alle prese con difficoltà e fatica, credendoci fino in fondo. La novità che cresce nel suo sistema produttivo, è rivolto al latte d’asina, forse unico allevamento della provincia pitagorica nella quale si attesta come disponibilità a sopperire a quelle lacune salutistiche tra i neonati affetti da patologie allergiche. Promettendosi di “collaborare con il Banco del latte” istituito anni fa dal reparto di neonatologia del S.Giovanni di Dio, nosocomio cittadino. Da tempo ha aperto i cancelli alle scuole e tutti coloro che hanno necessità di conoscere le realtà produttive di trasformazione, in maniera trasparente. Un approccio che vuole gestire lui personalmente con piccoli e grandi, accompagnato dalla sua fidanzata Maria Rosaria che ha abbandonato il suo universo e l’insegnamento, per dedicarsi ad una realtà a lei nuova ma donandosi ai progetti didattici in maniera professionale. La posizione dell’azienda, in cui è situata a quattro passi dalla strada provinciale, a pochi chilometri da Cutro e Papanice e nove chilometri dalla città, ha fatto sì che la voglia di creare l’agriturismo potesse produrre valore aggiunto e ospitare metropolitani vogliosi di immergersi nella natura, per comunicare con loro al fine di non disperdere le cognizioni ereditate del sapere, delle usanze tipiche della cultura tradizionale contadina. Leopoldo cosa chiederesti al politico di turno per i giovani che vogliono intraprendere questo lavoro?

“Odio l’assistenzialismo, è una malattia che dovremo stroncare noi giovani basando tutto sulla meritocrazia, anche in questo campo. Ma chiederei al governo che ci venga riconosciuto il duro lavoro che apportiamo alla società e che ci possano dare quegli aiuti necessari per essere più competitivi anche in Europa, perché l’agricoltura ha bisogno di acquisire nuove leve, mentre tutti scappano perché non c’è reddito e quelle poche leggi regionali sono appannaggio degli amici degli amici. ” da qui potrebbe nascere una petizione per sostenere l’agricoltura italiana ed il Made in Calabria.

 

Ada Cosco

 
Autore di questo articolo: Ada Cosco

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