Confagricoltura Bergamo dice sì all'impiego di ogm |
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| Scritto da Luigi Pisoni |
| Venerdì 12 Febbraio 2010 09:54 |
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Con la decisone n. 183/2010 della VI sezione del Consiglio di Stato, depositata nei giorni scorsi, anche in Italia arriva di fatto il via libera alla coltivazione di varietà vegetali transgeniche. Queste ultime, comunemente conosciute come organismi geneticamente modificati (ogm), sono specie che possiedono un patrimonio genetico modificato tramite tecniche di ingegneria genetica, che consentono l'aggiunta, l'eliminazione o la modifica di “pezzi” di DNA. La decisione degli ultimi giorni rappresenta l’ultimo atto di un iter processuale iniziato nel 2006, quando Futuragra, associazione di imprenditori agricoli favorevoli alle biotecnologie, aveva avanzato al Ministero delle politiche agricole formale richiesta di autorizzazione alla coltivazione - per la prima volta in Italia – della varietà di mais transgenico BT secondo la vigente normativa comunitaria. L’allora ministro dell’agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio, aveva negato l’autorizzazione motivando il diniego con la mancata adozione, da parte delle Regioni, di appositi piani per garantire la coesistenza delle nuove colture transgeniche con quelle convenzionali e biologiche. Ora, dopo un confronto giudiziario durato quasi quattro anni, il Consiglio di Stato ha dato ragione agli aspiranti coltivatori di varietà transgeniche, purché rientranti ovviamente tra quelle autorizzate dall’Unione Europea. Il primo commento ufficiale del mondo agricolo giunge da Confagricoltura ed è favorevole alla decisione del Consiglio di Stato. “Questa decisione costituisce una novità di tutto rilievo - commenta il presidente nazionale di Confagricoltura Federico Vecchioni -. Il paradosso italiano è che, mentre si importano e si consumano nel nostro Paese notevoli quantità di derivati di mais e soia transgenici, ai nostri produttori si impedisce da anni di accedere a tali innovazioni. Intanto il contatore delle perdite dei maiscoltori continua a girare e anche la ricerca scientifica italiana rimane al palo”. In linea con l’orientamento generale dell’associazione anche la posizione di Confagricoltura Bergamo. “Finalmente anche in Italia, come nel resto d’Europa – afferma il presidente provinciale Renato Giavazzi - si potrà iniziare ad affrontare il tema ogm dal punto di vista scientifico e non ideologico. Da tempo sono in corso dibattiti di varia natura in merito alla possibilità di modificare geneticamente le sementi di soia, cereali e ortaggi al fine di ottenere rese superiori in termini quantitativi, nonché varietà vegetali più resistenti alla siccità e, soprattutto, ai parassiti naturali. Ora si potrà passare dalle parole ai fatti, naturalmente nel solco di una rigida osservanza delle norme europee”. Che cosa dice al riguardo la normativa comunitaria? Per l’UE è possibile coltivare piante geneticamente modificate in tutti gli Stati membri, ma con una serie di prescrizioni. Dopo la fine di una moratoria iniziata nel 1999 e protrattasi fino al 2004, a partire dal 2005 sono state autorizzate di nuovo sul territorio dell’UE le coltivazioni di ogm a scopo sia sperimentale che commerciale. Il tutto è però subordinato a precisi limiti e con una lista assai ristretta delle varietà coltivabili.
Luigi Pisoni Tags ogm - biotecnologie |
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