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In calo i redditi dei produttori avicoli bergamaschi

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Scritto da Luigi Pisoni   
Sabato 13 Febbraio 2010 22:11

In Bergamasca il 2009 si è concluso per il settore avicolo con una sostanziale tenuta delle produzioni, ma con un calo dei redditi degli allevatori di polli da carne e galline ovaiole. Questo è quanto emerge dai dati diffusi recentemente dall’Ufficio Tecnico-economico di Confagricoltura Bergamo.

“L’immagine che emerge dai nostri dati – sintetizza Renato Giavazzi, presidente di Confagricoltura Bergamo – è quella di un settore che sta vivendo un momento di stasi che non preannuncia nulla di buono. Anche se per ora non si registra una contrazione del volume produttivo, i margini di profitto per le nostre imprese si stanno riducendo”.

Quali sono i numeri del settore in provincia di Bergamo? “Il patrimonio avicolo complessivo nella bergamasca consta attualmente di circa 5.700.000 animali – esordisce Mauro Zanotti, responsabile della Sezione avicola di Confagricoltura Bergamo -. Prevalgono i polli da carne, detti in gergo  broiler, con quasi 3.123.000 capi, seguiti da 1.720.000 galline ovaiole e poco più di 613.000 tacchini. A questi si aggiungono con cifre nettamente più contenute capponi, quaglie, anatre e selvaggina avicola in genere”.

Quali sono i principali problemi che sta attraversando il comparto? Per Mauro Zanotti la questione principale risiede nella struttura che ha assunto il mercato negli ultimi anni. “La maggior parte dei nostri allevatori – spiega Zanotti – per far fronte alla grande instabilità dei mercati ha finito per rinunciare a produrre e commercializzare in proprio i capi allevati, optando per la formula della soccida, meno rischiosa ma certamente meno remunerativa”.

La soccida, lo ricordiamo, è un contratto agrario di tipo associativo, in cui un soccidante affida le cure di una mandria di bestiame (ad esempio polli) al soccidario, il quale ha l'obbligo di allevare i capi fino al momento della produzione finale o della macellazione. Gli utili sono ripartiti in percentuali concordate.

Nel caso del comparto avicolo – chiariscono dall’Ufficio Tecnico-economico di Confagricoltura Bergamo – i soccidanti si riducono ormai a pochissimi grandi gruppi industriali che controllano di fatto il mercato. Gli allevamenti dei soccidari, singolarmente considerati, hanno dimensioni troppo limitate per poter spuntare condizioni favorevoli nella ripartizione degli utili dell’attività.

Il calo dei profitti si fa sentire in maniera evidente ormai da diversi anni: “Se fino alla fine degli anni Ottanta – esemplifica Zanotti - una famiglia media poteva mantenersi gestendo un allevamento di 3.000 metri quadrati di superficie coperta, ora per raggiungere lo stesso obiettivo occorre condurre perlomeno una superficie di 10.000 metri quadrati, in quanto i margini si sono ridotti in maniera drastica”.

L’andamento di mercato non costituisce, però, l’unico elemento di criticità nel panorama generale del settore. Le nuove normative relative al benessere animale e allo spandimento dei reflui zootecnici – fanno sapere da Confagricoltura Bergamo - hanno comportato un aggravio dei costi a carico degli allevatori. A tale proposito, alcune imprese avicole stanno valutando l’opportunità di realizzare impianti di gassificazione per lo smaltimento della pollina, ovvero degli escrementi dei volatili allevati. Si tratta di iniziative che sono oggetto di valutazione soprattutto da parte dei giovani titolari d’azienda.

“Diversi imprenditori – dichiara Alessandro Vecchi, presidente dei giovani di Confagricoltura – stanno considerando seriamente l’ipotesi di realizzare in società uno o più impianti per la produzione di energia a partire da reflui ed escrementi zootecnici. Tali impianti dovrebbero prevedere moderni processi di abbattimento dell’azoto al fine di garantire una perfetta sostenibilità ambientale dell’operazione. Per far questo il mondo agricolo dovrà però dimostrare di saper vincere la sfida dell’integrazione e unire le forze per affrontare gli ingenti investimenti necessari”.

 

Luigi Pisoni


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