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Battuta d'arresto per l'orticoltura bergamasca

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Scritto da Luigi Pisoni   
Sabato 13 Febbraio 2010 22:18

Dopo almeno dieci anni consecutivi di bilanci con il segno positivo l’orticoltura bergamasca fa segnare nel 2009 una prima preoccupante battuta d’arresto: questa è la sintesi dell’Ufficio Tecnico-economico di Confagricoltura Bergamo sull’andamento del comparto nel 2009.

“I dati del 2009 sono preoccupanti – afferma Renato Giavazzi, presidente di Confagricoltura Bergamo – e le previsioni per i prossimi mesi non lasciano presagire nulla di buono per un comparto che per anni è stato caratterizzato da una crescita continua, costituendo di fatto il fiore all’occhiello della moderna agricoltura bergamasca. Un dato appare particolarmente esemplificativo dell’annata da poco conclusa: la superficie coltivata in Bergamasca nel 2009 ha fatto segnare addirittura un certo aumento, ma il valore della produzione al campo è passato dai 63.320.000 euro del 2008 ad una stima di meno di 60.000.000 per il 2009”.

L’elemento principale che emerge dall’analisi di Confagricoltura Bergamo è in effetti il calo dei margini di profitto, particolarmente evidente proprio nel comparto della IV gamma (verdure tagliate e lavate, pronte all’uso), ovvero della produzione a maggior valore aggiunto.

“La superficie complessivamente dedicata all’orticoltura in Bergamasca – chiarisce Paolo Barcella, produttore e membro della Sezione orticola di Confagricoltura – è pari a 719 ettari di orticole protette e 350 ettari di orticole in pieno campo. Delle orticole protette circa 600 ettari sono destinati alla produzione di varie insalate per la IV gamma. Nel complesso l’orticoltura bergamasca rappresenta circa il 36% della produzione vegetale della nostra agricoltura”.

Le colture più praticate nella bergamasca – spiega l’Ufficio Tecnico-economico di Confagricoltura –  restano rucola, valeriana, lattuga e lattughino per quanto riguarda le colture orticole protette, mentre sul versante delle colture praticate in pieno campo ai primi posti troviamo zucche, zucchine, cavoli, spinaci, bietole e la stessa lattuga.

Quali sono dunque i principali problemi che il comparto sta attraversando? “Benché le nostre aziende siano ancora solide sotto il profilo organizzativo e produttivo – rende noto Confagricoltura Bergamo – agricoltori e trasformatori si trovano in grosse difficoltà, mentre la parte del leone la fa la grande distribuzione. Quest’ultima, su 100 euro pagati dal consumatore finale, ne introita in media 60, come chiaramente risulta dal confronto tra i prezzi pagati all’orticoltore e il costo delle buste che si acquistano al supermercato. Da sottolineare come i consumi di prodotti orticoli, soprattutto in busta, non siano affatto diminuiti. Nel contempo la produzione al campo è in aumento, il che significa che, per il prossimo futuro, il settore potrebbe fare i conti con problemi di sovrapproduzione”.

Da Confagricoltura non giungono però lamentele fini a se stesse: “Ovviamente la grande distribuzione persegue legittimamente i propri interessi: come imprenditori orticoli – chiariscono da Confagricoltura - dobbiamo confrontarci con il mercato, essere disposti a collaborare tra di noi e aggregarci: realizzeremo così significative economie di scala e potremo esercitare un maggiore potere contrattuale nei rapporti con gli altri anelli della filiera”.

Barcella lancia anche un messaggio realistico rispetto alle prospettive del settore a breve termine: “Negli ultimi anni – ricorda – la produzione orticola nella nostra provincia ha conosciuto una crescita rapida, a tratti impetuosa, sulla scia dei buoni margini di profitto: nel comparto si sono così lanciati imprenditori agricoli attivi in altri comparti, ad esempio dalla zootecnia, nonché investitori provenienti da settori diversi dall’agricoltura. Ora il periodo delle vacche grasse è terminato. Con questo non vogliamo certo scoraggiare gli investimenti in orticoltura, ma riteniamo che oggigiorno, prima di fare il proprio ingresso nel settore, chiunque debba mettere in atto una seria riflessione”.

In materia di cooperazione interviene infine Giavazzi: “La nostra associazione – conclude il presidente di Confagricoltura Bergamo, orticoltore egli stesso – sta effettuando un’approfondita analisi sui punti di forza e sulle criticità dell’orticoltura bergamasca. Ad un’erosione dei prezzi corrisposti ai produttori si accompagna la richiesta di standard di qualità altissimi, che peraltro i nostri produttori riescono a garantire grazie ad un elevato livello di professionalità. Per questo Confagricoltura ha allo studio un progetto di collaborazione tra le imprese che, qualora riuscisse a dare i propri frutti, potrebbe porre le basi per una ricerca mirata del valore aggiunto e per un futuro più sereno a beneficio delle nostre imprese”.

 

Luigi Pisoni


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