Redditi agricoli bergamaschi in calo |
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| Scritto da Luigi Pisoni |
| Mercoledì 17 Febbraio 2010 22:45 |
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I redditi delle aziende agricole bergamasche calano, anche se meno rispetto alla media nazionale: questo è quanto emerge da un’indagine condotta dall’Ufficio Tecnico-economico di Confagricoltura Bergamo su un campione di 70 aziende associate. “Abbiamo effettuato questo approfondimento su un gruppo selezionato di aziende che tengono la contabilità presso Confagricoltura – spiega il direttore provinciale, Aldo Marcassoli - con l’intento di ricostruire un quadro generale dell’andamento dei redditi per occupato in agricoltura nella nostra provincia. Abbiamo considerato esclusivamente i redditi degli autonomi, ossia agricoltori titolari e coadiuvanti, tralasciando i dipendenti delle aziende agricole, per i quali il reddito può essere considerato fisso nel breve periodo”. La composizione del campione – precisano dagli uffici di Confagricoltura – ha tenuto conto della distribuzione percentuale delle aziende agricole bergamasche nei vari comparti produttivi: l’indagine è stata svolta considerando il peso prevalente delle aziende del comparto zootecnico, che in Bergamasca rappresentano circa i due terzi della produzione totale del settore primario. “Dalla ricerca emerge che nel 2009 i nostri agricoltori – esordisce il presidente di Confagricoltura Bergamo, Renato Giavazzi – hanno dovuto fare i conti con un calo medio della redditività pari al 14,5%, una flessione superiore a quella media europea, che secondo le stime Eurostat è stata del 12,5%, ma comunque nettamente al di sotto della perdita del 25,3% fatta registrare dall’agricoltura italiana nel suo complesso”. Dai dati del campione, in cui sono contemplati sia imprenditori agricoli a titolo principale sia semplici coadiuvanti familiari e agricoltori hobbisti, è emerso un reddito medio per addetto nel 2009 pari a 18.120 euro, contro i 21.200 euro del 2008. Si tratta per ora di stime, ma che secondo Confagricoltura dovrebbero essere sostanzialmente confermate dalle prossime chiusure definitive dei bilanci. Quali le ragioni di questo calo? “Su questi risultati – spiega Giavazzi - hanno inciso l’aumento dei costi di produzione in molti comparti e il calo dei prezzi all’origine dei principali prodotti della nostra agricoltura, dai cereali al latte. In calo sensibile anche la parte di contributi pubblici erogati dall’UE attraverso il Programma di Sviluppo Rurale alle imprese agricole che intraprendono piani di miglioramento aziendale: per effetto della crisi economica generale le aziende hanno rivisto al ribasso le proprie strategie d’investimento con conseguente calo degli aiuti comunitari”. Quali sono stati, nella bergamasca, i comparti più colpiti dal calo dei redditi agricoli? “Sicuramente la zootecnia da latte – dichiara Giavazzi – dove si è registrata una perdita secca di fatturato del 20,5% rispetto al 2008, a fronte di una struttura generale dei costi addirittura in leggero aumento rispetto all’anno precedente. Anche i nostri cerealicoltori hanno attraversato un periodo di grande difficoltà, in quanto si sono dovuti confrontare con una generale crisi internazionale del mercato dei cereali, che ha visto calare sensibilmente i prezzi nei primi sei mesi del 2009. Da ricordare anche i danni al mais provocati dalla diabrotica e l’andamento negativo delle produzioni di orzo e frumento, che hanno subito una flessione sia in termini di rese che di superficie coltivata. Nel complesso possiamo affermare con assoluta certezza che il 2009 è stato per la nostra agricoltura l’anno più difficile dell’ultimo ventennio”. Un discorso a parte va fatto per il settore vitivinicolo. L’annata 2009 è stata caratterizzata da una marcata tendenza alla sovrapproduzione, che ha comportato durante la stagione produttiva ripetuti interventi di diradamento delle uve nelle aziende iscritte alla DOC, al fine di rientrare nei limiti massimi di produzione per ettaro stabiliti dalla normativa. Se questo da un lato ha migliorato ulteriormente la qualità delle produzioni, dall’altro ha determinato un aumento dei costi e un calo dei profitti per i viticoltori. E per il 2010? Per ora non s’intravedono grandi schiarite all’orizzonte. “Per quanto riguarda in particolare il settore lattiero – osserva Giavazzi – l’anno si è aperto con un accordo sul prezzo regionale del latte alla stalla pari a 0,33 euro al litro. Questo è quanto gli allevatori ricevono ora dai caseifici industriali, ma continuano a sostenere costi di produzione che vanno da 0,35 a 0,38 euro al litro, secondo i dati ufficiali dell’Associazione Italiana Allevatori. Ovvero, continuano a produrre in perdita. Fino a quando potrà reggere questa situazione?”. A fronte di questo scenario quali sono le indicazioni che provengono da Confagricoltura Bergamo? “Non è facile dare ricette – conclude Giavazzi - per uscire da una crisi che, almeno in agricoltura, non può affatto dirsi conclusa. Certo è che i piccoli, per cercare di rimanere competitivi,non hanno altra scelta che aggregarsi e cercare di agire in un’ottica di sistema insieme alle altre imprese. Per quanto riguarda le aziende che hanno raggiunto soglie dimensionali importanti, bisognerà puntare molto sul contenimento dei costi e sulla razionalizzazione dei processi produttivi: per il prossimo futuro la capacità gestionale sarà l’abilità fondamentale per generare reddito in agricoltura”.
Luigi Pisoni |
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