Stop alla crescita dei prezzi dei terreni agricoli a Bergamo |
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| Scritto da Luigi Pisoni |
| Mercoledì 24 Febbraio 2010 05:48 |
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Nel 2009, per la prima volta da circa trent’anni a questa parte, nella Bergamasca si è verificata una battuta d’arresto nel processo di crescita del valore dei terreni agricoli, da sempre considerati un bene rifugio: queste, in sintesi, le conclusioni che emergono dall’analisi sul mercato dei fondi rustici recentemente diffuse dall’Ufficio Tecnico-economico di Confagricoltura Bergamo.
Quali le cause di questa frenata dopo una serie praticamente infinita di aumenti consecutivi? “Le ragioni del fenomeno – spiega Aldo Marcassoli, direttore di Confagricoltura Bergamo – sono da ricercare in una pluralità di fattori. Innanzitutto, anche in materia di fondi rustici si osserva un fenomeno del tutto analogo a quello degli immobili a scopo residenziale: le compravendite sono in calo in quanto vi è una flessione significativa della domanda dovuta alla generale situazione di crisi. Per quanto riguarda il settore agricolo, gli operatori hanno per lo più rimandato progetti di espansione delle dimensioni aziendali in quanto a corto di liquidità e timorosi di non poter far fronte agli investimenti in un periodo di fatturati in evidente calo”. Se da un lato i valori dei terreni hanno cessato di crescere, dall’altro non accennano neppure a diminuire. “Ci troviamo di fatto in una sorta di limbo dove la nota dominante è il clima d’attesa – chiarisce Marcassoli -. Chi vorrebbe vendere del terreno, magari per capitalizzare e investire altrove, per il momento non lo fa e preferisce aspettare tempi migliori, sperando per il prossimo futuro in qualche margine di rivalutazione paragonabile a quello degli anni passati. Il risultato è quello di un forte calo delle compravendite accompagnato da una generale situazione di incertezza, che di fatto non è gradita né agli investitori né ai produttori agricoli”. L’analisi di Confagricoltura Bergamo non si limita a rilevare le attuali tendenze di questa parte importante del mercato immobiliare, ma sviluppa una serie di considerazioni sulla disponibilità di terreno coltivabile come condizione essenziale per lo sviluppo del settore primario. “Nella maggior parte dei comparti agricoli – commenta Renato Giavazzi, presidente di Confagricoltura Bergamo – il terreno, come si può intuire, costituisce ancora il principale fattore di produzione: ciò vale anche per le filiere ad alta intensità di manodopera come l’orticoltura o il florovivaismo, nonché per la zootecnia, la quale necessità di ingenti quantitativi di aree agricole per lo spargimento dei liquami. In province come la nostra, l’attuale frenata nell’aumento dei prezzi dei terreni modifica di poco la questione di fondo: la disponibilità di terreno per uso agricolo è poca e, con l’avvento delle grandi infrastrutture viabilistiche attese per i prossimi anni, sarà ancora inferiore”. Cosa fare dunque di fronte a questa situazione che va soprattutto a danno dei giovani imprenditori agricoli? Da Confagricoltura giunge l’invito a esplorare nuove strade. “Soprattutto in alcuni comparti produttivi, quale quello agro-ambientale – commenta Giavazzi – dovremo metterci nell’ottica di iniziare a sfruttare di più i cosiddetti terreni marginali, ovvero fondi che sono situati in zone più svantaggiate e con una resa agronomica inferiore rispetto a quella dei migliori terreni, ma anche con una valorizzazione di mercato nettamente più bassa. Ciò consentirebbe alle aziende desiderose di crescere di impostare nuovi piani di sviluppo”. Una strada non facile, dunque, ma al tempo stesso una sfida per le imprese agricole che vorranno rimanere competitive.
Luigi Pisoni |
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