Clementine della Piana di Sibari: quali varietà scegliere |
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| Scritto da Domenico Oriolo |
| Lunedì 15 Marzo 2010 17:59 |
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Uno dei principali motivi della crisi che ha interessato il comparto agrumicolo in questo ultimo decennio, in particolar modo le clementine, è rappresentato dalla scarsità varietale che caratterizzano gli agrumeti coltivati a clementine. Nonostante la diffusione delle clementine nella piana di Sibari che rappresenta la principale area dove questo agrume viene coltivato, è avvenuta nel corso degli ultimi 40-50 anni, ebbene nel corso di tutti questi anni le varietà di clementine che si sono coltivate si possono contare sulle dita di una mano. Accanto alla più diffusa delle varietà “comune” degne di nota per diffusione sono anche le varietà SRA 63 e SRA 89. Sicuramente a differenza di ciò che accade per altre colture della zona come le pesche, gli agrumeti hanno una vita molto più longeva , e ciò ha influito negativamente sulla possibilità di riconversione varietale. Un altro motivo fondamentale è la scarsa dimensione aziendale degli agrumeti, per cui solo qualche azienda di dimensioni considerevoli nel corso di questi anni ha avviato un processo di riconversione varietale con l’obbiettivo principale di allungare il calendario di maturazione. Allungare il calendario di maturazione con nuove varietà tardive non solo è auspicabile, ma rappresenta l’unica via di uscita dalla crisi che attanaglia l’agrumicoltura calabrese ,e fare in modo che, coltivare clementine, ritorni ad essere una pratica agricola remunerativa come un tempo.
L’osservazione del comportamento dei mercati e di conseguenza dei consumi, mi porta a affermare senza alcun dubbio che le clementine sono richieste dai consumatori anche nei mesi di gennaio, febbraio e marzo. Le clementine italiane in questo periodo sono praticamente introvabili (salvo qualche eccezione in gennaio con la Puglia) con la conseguenza che i mercati sono invasi in questo periodo da clementine spagnole o addirittura marocchine. Inoltre è proprio in questo periodo che si realizzano i prezzi migliori alla vendita, proprio perché non c’è una inflazione della offerta di clementine come invece accade nei mesi di novembre e dicembre. Nel corso di questi ultimissimi anni, in effetti qualcosa si sta muovendo anche nella piana di Sibari, alcuni agrumicoltori ricorrono alla pratica del reinnesto di varietà tardive, in particolare modo hernandina , altri ancora associano al reinnesto la pratica dell’infittimento, tutti comunque animati dallo scopo di allungare il periodo di coltivazione.
Le nuove varietà che stanno prendendo piede sono per quando riguarda le varietà precoci, spinoso , caffin, corsica 2, mentre per le varietà tardive è la cultivar Hernandina quella maggiormente interessante, seguita dalla varietà tardivo. Un’altra considerazione da fare è che queste nuove varietà, soprattutto le tardive, hanno uno svilu ppo vegetativo contenuto, per cui si possono adottare sesti di impianto 5x3 che permettono un investimento per ettaro di circa 660 piante, inoltre fattore molto importantante sono varietà molto produttive ed entrano in produzione già al 4 anno dall’impianto. Il rinnovo varietale deve avvenire tuttavia con una certa logica di programmazione per evitare che si verifichi il caso opposto, ovvero un drastico ridimensionamento delle varietà esistenti soprattutto il clementine comune , che nonostante tutto è quello che ancora oggi presente le caratteristiche organolettiche migliori. Una giusta programmazione varietale può avvenire solo se si instaura una proficua collaborazione tra tutti i protagonisti del settore, e mi riferisco alle varie associazioni di produttori e dei vivaisti, attraverso una rintracciabilità dei nuovi impianti ed un monitoraggio varietale, in modo tale che si scongiuri quel fai-da-te selvaggio che porta solo ad un peggioramento della situazione attuale.
Domenico Oriolo |
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