La filiera del frumento |
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| Scritto da massimo ranghetti |
| Venerdì 26 Marzo 2010 10:24 |
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Da uno studio della Camera di Commercio di Milano dell'ottobre 2007 sulla situazione del mercato dei cereali si evince che nel 2006 la quantità importata di frumento tenero (utilizzato principalmente per produrre il pane) è pari al 75% del totale. Mentre per il frumento duro (utilizzato per produrre la pasta) le importazioni sono del 50% del totale consumato.
L'ISTAT ha pubblicato le previsioni di semina del frumento nell'annata agraria 2008-2009: rispetto all'annata precedente c'è un calo nella produzione di frumento tenero del 8,7% e del 2,9 per quello duro. In pratica la quota di frumento utilizzato in Italia e prodotto nel nostro paese si riduce di anno in anno. Per dare un'idea dell'andamento del prezzo del frumento negli anni vi racconto quello che mi diceva mio padre. Quando lui era giovane un contadino portava dal fornaio 1 Kg. della sua farina e ritirava 1 Kg di pane. Il fornaio guadagnava sull'acqua aggiunta alla farina, necessaria per fare il pane (circa il 20%). Oggi se un agricoltore volesse fare lo stesso scambio dovrebbe andare dal fornaio con 40 kg. di frumento. Nonostante ciò molti agricoltori italiani continuano a seminare frumento e questo perché per attuare la rotazione (una buona pratica per conservare la fertilità dei terreni e ridurre l'uso di prodotti chimici) la semina di questo cereale è necessaria. Ma per quanto tempo gli agricoltori potranno continuare a seminare una coltura che non solo non è remunerativa ma che porta a una perdita?
Massimo Ranghetti Articolo pubblicato su alternativasostenibile.it e riprodotto su autorizzazione dell'autore
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