1° Rapporto sul Mondo Rurale bergamasco di Confagricoltura |
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| Scritto da Luigi Pisoni |
| Lunedì 10 Maggio 2010 22:53 |
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Nei giorni scorsi Confagricoltura Bergamo ha diffuso alcune anticipazioni sulla fotografia del mondo rurale che emerge dal rapporto. Quali sono i suoi caratteri distintivi? “Il nostro obiettivo – spiega Aldo Marcassoli, direttore provinciale di Confagricoltura – è stato quello di riunire in un unico rapporto i tratti salienti di una realtà che parte indubbiamente dall’agricoltura come settore economico, ma che coinvolge anche aspetti sociali, culturali e demografici che vanno al di là del mero dato produttivo. Nell’elaborare questo studio abbiamo tenuto in considerazione anche le analisi effettuate in questi anni sui diversi comparti agricoli da parte delle istituzioni, quali Provincia e Camera di Commercio”.
La specificità di questo rapporto – il primo nel suo genere in terra bergamasca – risiede proprio nella volontà di andare al di là dei semplici valori delle produzioni agricole per cercare di sondare le interazioni tra le varie dinamiche che hanno come teatro le aree rurali. “Uno dei temi su cui ci siamo concentrati – precisa Marcassoli – è stata la struttura demografica della categoria agricola. In particolare ci siamo concentrati sul fenomeno del ricambio generazionale, che consideriamo un indicatore fondamentale delle future tendenze del settore”. Una delle preoccupazioni che emergono regolarmente quando si parla di età della popolazione agricola italiana è quella dell’invecchiamento dei suoi protagonisti. Ma da questo punto di vista la nostra realtà provinciale offre una prospettiva positiva, in controtendenza rispetto al dato nazionale. “La percentuale dei giovani sul totale degli agricoltori bergamaschi – chiarisce Marcassoli - rimane saldamente sopra la soglia del 20%, mentre a livello nazionale i giovani titolari o contitolari di un’azienda agricola sono solo un decimo del totale. Il principale parametro preso in esame dal nostro Ufficio Tecnico-economico è stata la variazione del cosiddetto indice di ricambio generazionale, dato dal rapporto tra imprenditori agricoli under 40 e agricoltori sopra i 65 anni. Questo rapporto è quasi pari a 1: ciò significa che il numero dei giovani titolari o contitolari d’azienda è pressoché pari a quello degli anziani, quindi il ricambio generazionale è garantito ed avviene in forma equilibrata”. Sul fronte dell’occupazione femminile in agricoltura, invece, la Bergamasca non può certo dirsi all’avanguardia. Il numero delle donne impegnate in agricoltura è in crescita nella nostra provincia, ma il dato percentuale è ancora nettamente inferiore rispetto alla media nazionale. In provincia di Bergamo attualmente le donne titolari di azienda agricola risultano essere 1.635 su un totale di 6.450 titolari, pari al 25,3% del totale. Rispetto al 2006 si nota un aumento di poco più di un punto percentuale: nel 2006, infatti, le titolari erano pari al 24,1% del totale. Nonostante questo incremento la nostra provincia deve ancora recuperare terreno rispetto alla media nazionale. Secondo i dati Istat, infatti, se si prende in considerazione l’intero territorio nazionale le aziende agricole al femminile rappresentano il 30% delle imprese rurali esistenti. Un altro dato importante della ricerca riguarda la variazione della superficie agraria utile, ossia della superficie potenzialmente atta alla coltivazione, con esclusione delle aree boschive. “Dal 2005 ad oggi – afferma il direttore Marcassoli – la superficie destinata alle colture agrarie ha subito una contrazione complessiva di circa 2.700 ettari, più marcata nelle aree di pianura e di collina rispetto a quelle montane, com’è ovvio attendersi. Rapportato con il trend nazionale e lombardo il dato non è di per sé allarmante. Ma il destino di molti dei nostri terreni agricoli più pregiati si deciderà nei prossimi anni in relazione al processo di trasformazione del territorio conseguente alla realizzazione delle grandi opere autostradali e allo sviluppo di ulteriori insediamenti nelle vicinanze delle nuove infrastrutture”. Tra le peculiarità che emergono dallo studio di Confagricoltura Bergamo vi è anche quello dell’affacciarsi di nuove figure di agricoltori. Mentre le aziende storicamente insediate nelle zone più favorevoli della bergamasca cominciano a fare i conti con i limiti e i problemi di un modello di sviluppo intensivo, si fanno strada alcune esperienze aziendali che scommettono sulla possibilità di valorizzazione dei terreni cosiddetti marginali, ossia situati in zona montana o pedemontana oppure caratterizzati semplicemente da minori tassi di fertilità. “Si tratta di aziende – commenta Marcassoli – spesso condotte da imprenditori non di rado provenienti da realtà lavorative diverse rispetto al settore primario, ma caratterizzati da forte motivazione professionale, passione per l’ambiente naturale e legame con il territorio locale. Spesso questi nuovi agricoltori optano per un’agricoltura di tipo multifunzionale, in grado di spaziare dalla filiera corta al turismo rurale, dalle pratiche della coltivazione conservativa fino al recupero in chiave imprenditoriale di vecchie colture tradizionali”.
Luigi Pisoni
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