Clementine della Piana di Sibari: speranze ed incertezze sulla campagna agrumicola 2010 |
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| Scritto da Domenico Oriolo |
| Domenica 12 Settembre 2010 10:53 |
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Siamo oramai prossimi alla campagna agrumicola 2010 della piana di Sibari, tra un mese infatti cominciano i primi stacchi delle varietà di clementine precoci (spinoso, caffin), e molte sono le speranze riposte nel nuovo raccolto delle pregiate clementine, ma anche tante sono le incertezze che persuadono le menti dei vari attori della filiera agrumicola.
Da una prima e sommaria analisi, si stima una produzione quantitativa di poco inferiore ai valori del 2009, il che dovrebbe tradursi in un miglioramento qualitativo dei frutti, che dovrebbero essere di pezzatura mediamente superiore rispetto allo scorso anno. Tuttavia non sono gli aspetti puramente agronomici che preoccupano i vari operatori, in quanto l’alta specializzazione raggiunta dalla maggior parte dalle aziende agricole della zona, garantisce ogni anno un prodotto di qualità, sicuro ed affidabile dal punto di vista fitosanitario, la qual cosa, in tempi in cui si sente parlare sempre più spesso di allarme alimentare , è sicuramente un aspetto di non secondaria importanza. A togliere il sonno ai produttori di clementine , sono invece gli aspetti economici e commerciali che associati ad un aumento dei costi di produzione , erodono anno dopo anno la redditività degli agrumeti investiti a clementine . E’ opportuno dunque parlare di crisi di redditività e non di vendita delle clementine della Piana di Sibari. Il mercato delle clementine della Piana di Sibari è sempre stato caratterizzato da grosse disponibilità di prodotto in un arco di tempo limitato ( circa 1 milione di q.li commercializzati in 70-80 giorni ,ma la stima è probabilmente in difetto). Le clementine sono un frutto molto gradito dalle famiglie italiane e dunque maggiormente acquistato rispetto alla media dei frutti del periodo ( kiwi, mele, pere, che però hanno il vantaggio di poter essere frigo- conservati). Tuttavia l’afflusso sui mercati di cosi elevati volumi quantitativi di prodotto in un periodo temporale molto ristretto, ha come conseguenza una diminuzione del prezzo di vendita, che in alcuni periodi rende addirittura antieconomico la raccolta e la vendita delle stesse. E’ opportuno dunque adottare nel breve periodo misure che mirano ad ottimizzare la redditività del prodotto, e per far questo bisogna concentrare l’attenzione su aspetti agronomiche e commerciali che evitano quanto sopra detto. Un rimedio sicuramente consiste nel rendere disponibile il prodotto italiano per un periodo più lungo (3-4 mesi) in modo tale che i volumi quantitativi di prodotto siano meglio ridistribuiti nel tempo sui mercati. A tal proposito rinnovare una quota dei vecchi impianti di clementine comune con varietà sia più precoci ( spinoso, caffin ecc.) sia più tardive (vr.hernandina, vr. tardivo, ed altre) è un ottimo punto di partenza per evitare il surplus di prodotto sui mercati. Aprire e sviluppare nuovi sbocchi commerciali è un altro rimedio sui cui focalizzare l’attenzione. Nel corso degli anni abbiamo lasciato ad altri Paesi ( Spagna, Turchia, Marocco ecc,) strada libera per occupare quegli spazi commerciali fondamentali per uno sviluppo economico del prodotto italiano(Paesi del nord Europa, ma anche Paesi dell’Est Europa). Bisogna assolutamente colmare questo gap con una politica commerciale che esalti le qualità delle clementine della Piana di Sibari, che renda il prodotto facilmente riconoscibile all’estero attraverso una uniformità dell’offerta che spazia dal metodo di lavorazione e confezionamento alla logistica di distribuzione, pur preservando le individualità e le capacità dei singoli operatori commerciali. L’agrumicoltura italiana in generale e della Piana di Sibari nel particolare, è stata per troppo tempo lenta nel rinnovarsi e modernizzarsi, ma ora è giunto il momento di farlo, c’è lo impone il mercato, l’unico strumento di misura della competitività e della redditività aziendale. Qualcosa oggi si sta muovendo, ma bisogna fare di più, ed un plauso và a tutti coloro che per primi hanno intuito il bisogno di farlo e di non piangersi addosso. Dr. Domenico Oriolo
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