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Più disciplina per il fotovoltaico in agricoltura: dal Piano Energetico un’alternativa al Nucleare?

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Scritto da Patrizio Dal Cero   
Sabato 19 Febbraio 2011 10:26

Il Consiglio Regionale del Veneto nella seduta del 16 c.m. ha promulgato una moratoria valevole per tutto il 2011 sul fotovoltaico in attesa del Piano Energetico.

Una decisione del genere era ormai nell’aria ed era attesa soprattutto dopo le perplessità mosse a vario livello anche dal nostro Ministro delle Politiche Agricole e Forestali On. Giancarlo Galan.

 

Ho avuto qualche discussione in merito all’opportunità o meno dei panelli fotovoltaici sui suoli agricoli. Anche tra qualche collega agronomo - che peraltro si occupa in particolar modo di energie rinnovabili - non sempre la discussione e il confronto sono stati semplici, vuoi per ragion vedute o vuoi per un legittimo interesse professionale.

Del resto ciò ci porta a ricordare come, nel decennio scorso, era molto dibattuta la questione delle parabole e dei ripetitori di telefonia radiomobile. Io stesso me ne occupai e la cosa mi coinvolse non solo come consulente ma anche come cittadino e utilizzatore dell’habitat e dell’ormai inseparabile cellulare. Le ragioni o i dubbi che mi sottoponevano le varie associazioni e i comitati spontanei non erano, almeno dal mio punto di vista, immotivate: basti pensare al forte impatto paesaggistico che hanno questi, a volte enormi, tralicci o ai ripetitori attaccati sull’apice, ad esempio, dei camini delle vecchie e a volte abbandonate fornaci.

Ecco ora il fotovoltaico che un po’ insidia l’attività agricola e un po’ da una “mano” alla redditività o meglio all’integrazione del reddito dell’attività agricola. Certo, altra cosa è integrare il reddito dell’azienda con l’attività agrituristica o con la didattica (azienda didattica), altra cosa è invece il discorso delle energie rinnovabili che, se non regolate ad “hoc”, potrebbero diventare delle vere e proprie “centrali elettriche agricole” il cui prodotto principale non sarà più, ad esempio, la frutta o il latte ma bensì l’energia.

L’altolà era doveroso, dopo la selvaggia colonizzazione dei terreni coltivabili da parte di innumerevoli celle fotovoltaiche e tutto questo incentivato da lauti affitti (lo stesso in passato accadeva per i ripetitori di telefonia radiomobile!). Nel Veneto e per quest’anno non saranno più concesse autorizzazioni per impianti fotovoltaici sul suolo agricolo che abbiano picchi di potenza superiori a 200 kilowatt. La sospensiva vale anche per impianti alimentati a biomasse con potenza elettrica superiore ai 500 kilowatt e per impianti a biogas con potenza elettrica superiore ai 1000 kilowatt. Tutto questo in attesa di approvare il Piano Energetico Regionale: la Giunta dovrà approvare le linee di indirizzo per l’autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili, così come prevede la normativa nazionale (DM 10 settembre 2010).

L’atteso Piano Energetico Regionale dovrà, a mio modesto avviso, contenere delle linee d’indirizzo chiare e di agevole applicabilità evitando il più possibile gli eventuali raggiri della norma o contenziose interpretazioni. Le linee guida dovranno necessariamente:

1)      Evitare gli impianti fotovoltaici nelle aree a vocazione agricola di pregio

2)      Individuare delle zone adeguate ad accogliere i grossi e medi impianti fotovoltaici tenendo conto:

  1. Dell’impatto visivo e paesaggistico
  2. Dell’impatto ambientale
  3. Della richiesta di energia in un congruo raggio (utenza utile di energia)

3)      Individuare delle zone ove è possibile l’impianto fotovoltaico di piccole dimensioni (volto principalmente all’autoconsumo di energia), tenendo conto:

  1. Dell’impatto visivo e paesaggistico
  2. Dell’impatto ambientale
  3. Inoltre, nelle zone agricole:

i.      Dell’ammissibilità tecnico/economica dell’intervento nel contesto aziendale (ammissibilità dell’intervento derivata da un piano aziendale approvato dall’IRA di competenza)

ii.      Dell’ammissibilità tecnico/economica e sociale dell’intervento nel contesto comprensoriale o zonale (ammissibilità dell’intervento derivata da un piano aziendale descrittivo da sottoporre al giudizio degli organi di competenza quali IRA, APAV; ASL)

iii.      Incentivare gli impianti fotovoltaici, la produzione di biogas e il recupero dei materiali e/o dei sottoprodotti con tecnologie a basso impatto ambientale (recupero dei residui della potatura, impianti fotovoltaici nelle serre, negli impianti agro/industriali, il trattamento e la produzione di biogas dai liquami)

Secondo le fonti del Ministero delle Politiche Agricole, un piano nazionale per l’energia (in corso di studio) dovrebbe regolare il ruolo delle aziende agricole prevedendo per ogni impresa la possibilità di produrre 1 Mwh di energia all’anno. Se così fosse e ogni azienda accogliesse quest’annunciata opportunità, non avremo più bisogno delle centrali nucleari? Tutto dipende dall’applicabilità e dalla sostenibilità tecnico/economica di detto piano energetico in un settore, quello agricolo, assai complesso soprattutto per l’impatto che hanno questi impianti energetici nell’ordinamento produttivo e organizzativo dell’azienda.

Patrizio Dal Cero


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