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Ortofrutta italiana: quale il futuro?

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Scritto da Marcello Guidi   
Mercoledì 09 Marzo 2011 16:57

Venerdì 4 marzo dalle undici alle tredici si è tenuto presso l’Aula Magna della facoltà di Agraria il seminario condotto dal dottor Guido Peviani che ha trattato un tema estremamente delicato: quello dell’ ortofrutta.

Peviani è uno dei principali esponenti del Gruppo Peviani, leader del settore ortofrutticolo con interesse non solo per l’importazione ma anche per l’esportazione; il relatore dell’incontro è anche rappresentante dell’organizzazione di categoria “Fruit Imprese” che raccoglie al suo interno 400 aziende dedite alla vendita di prodotti ortofrutticoli. La conferenza ha seguito una linea guida volta all’approfondimento delle principali caratteristiche del commercio ortofrutticolo prendendo in considerazione non solo la situazione europea, ma apportando dati e riflessioni di una visione globale che non lascia indifferente l’Italia.

“Per tanti anni siamo stati al centro di tutti i mercati europei per qualità e quantità di prodotti offerti” ha rilevato Peviani ma oggi la situazione globale è estremamente mutata e l’ Europa stessa rischia di perdere quel fascino che ha sempre attratto esportatori stranieri. Paesi come il Brasile infatti denigrano l’idea di affacciarsi sul vecchio continente proprio perché la situazione non è delle più rosee e ben pochi sono disposti a rischiare, preferendo agire sul mercato interno che fornisce garanzie maggiori soprattutto dal punto di vista pecuniario. Altri paesi invece esportano in grande abbondanza in Europa giocando su due fattori fondamentali: prezzi estremamente bassi e disponibilità di prodotti definiti “controstagione” in grado di soddisfare il consumatore tutto l’ anno. Per quanto riguarda il prezzo è ben chiaro che le norme inerenti alla sostenibilità e alla retribuzione della manodopera sono alquanto diverse se paragonate a quelle di tanti paesi europei, Italia in primis. In secondo luogo l’unica soluzione per essere vincenti in campo internazionale è quella di essere presenti sul mercato in maniera costante. Inoltre è necessario tenere ben a mente che le abitudini del consumatore abituale sono estremamente cambiate rispetto a qualche decennio fa. Oggi l’acquisto di prodotti ortofrutticoli avviene per la stragrande maggioranza in supermercati quindi è inevitabile che tutta la filiera agricola, partendo dal produttore per arrivare al distributore, debba essere in grado di relazionarsi con questa realtà sempre più esigente sia per quanto riguarda la qualità che sul piano della quantità che deve essere costante per tutto l’ anno. L’Italia di fronte a questo scenario si trova in difficoltà in quanto non sempre riesce a tenere il passo di altri paesi. La penisola, infatti, ha a disposizione una grande qualità, anche se la produzione nazionale è in lento declino soprattutto perché gli agricoltori, base di questa filiera, non percepiscono un reddito che possa sostenere i costi di produzione. Come in tutte le aziende che si rispettino, e quella agricola lo è, se non c’è un reddito adeguato la produzione si argina. Infatti, nei confronti di tanti paesi che esportano e dominano i mercati ortofrutticoli europei, proponendo prezzi estremamente bassi rispetto a quelli dei prodotti italiani, l’ Italia si trova impreparata nonostante sia il quinto produttore mondiale di ortofrutta. Questo perché i costi di produzione, di controllo, di manodopera e di tutto ciò che ne concerne – se ne potrebbe parlare per ore- sono troppo alti. Una soluzione plausibile, individuata dal dottor Peviani, è proprio quella di fornire un regolamento unitario e di grande rigidità che obblighi tutti coloro che si propongono sul mercato europeo ad avere gli stessi regimi di controlli, obblighi precisi nel trattamento degli operai e cosi via, che consenta di presentarsi sui mercati con costi di filiera eguali. In questo modo si avrebbe sicuramente più equità e l’Italia potrebbe rapidamente tornare ad occupare quel posto di primato che le spetta.

 

Il futuro per l’ortofrutta italiana esiste, eccome. Urge una politica agricola europea seria che regolamenti in maniera chiara i canoni base per tutti colori che si impegnano su un determinato mercato. Urge la necessità di rivolgersi, come europei e come italiani, anche a quelle economie emergenti che devono essere intese come sfide per il futuro, ma le cui basi sono da gettare in tempi brevi. Per concludere come ha dichiarato recentemente il ministro Galan è indispensabile unirsi in associazioni private o cooperative che siano in grado di fronteggiare nel miglior modo possibile le richieste del consumatore.

 

Marcello Guidi


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