Il DOC Nero di Troia |
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| Scritto da Adelio Tamburrino |
| Mercoledì 23 Marzo 2011 13:54 |
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ll coraggio, la pazienza e la caparbietà di qualche cantina e produttore che ha creduto nella coltivazione dell’ Uva di Troia ha reso possibile la vinificazione anche in purezza con ottimi risultati, oltre che l’impiego in gran parte dei disciplinari Doc della Regione. Le caratteristiche dei vini che si ottengono. Alla vista si presentano di un rosso rubino intenso con profondi riflessi violacei e di ottima consistenza. L’olfatto è ricco di frutta rossa come le more, ciliegie, prugne e fichi fioroni, sentori di spezie come il pepe nero e accenni di chiodi di garofano. Al palato è un vino secco, sostenuto da una buona dose di alcol, caratterizzato da una morbidezza che non ti aspetti per via della componente tannica presente ma non irruenta e fastidiosa, sapido e abbastanza fresco. Il vino è strutturato, abbastanza equilibrato e intenso ed ha una buona persistenza grazie al ritorno fruttato molto piacevole con i sentori di mora, ma anche vaniglia e tabacco. Da quanto descritto, ci troviamo di fronte ad un vino nobile a tutti gli effetti tale da considerarlo tra i grandi vini di Puglia.Non a caso, la “territorialità” di quest’ uva e “l’autenticità” del vino prodotto hanno portato oggi il Nero di Troia a vincere la sua battaglia per avere la «Doc». Dopo un lungo tira e molla, infatti, fra il comitato promotore e la Regione è arrivato anche il via libera da parte del Comitato regionale Vini. La nuova denominazione di origine si chiamerà “Doc Tavoliere Nero di Troia” e coinvolgerà circa 5.000 produttori di due province pugliesi come Capitanata e Bat per un totale di 13 comuni, 9 in Capitanata (Foggia, Troia, Lucera, San Severo, Orta Nova, Carapelle, Ordona, Cerignola, Stornara) e 4 nella Bat (Barletta, Trinitapoli, San Ferdinando, Margherita di Savoia). Il disciplinare messo a punto per la nuova doc ridurrà le rese e prevederà l’obbligo di produrre il vino con una concentrazione di Nero di Troia di circa il 98%. Questo comporterà un evidente aumento del costo di produzione per gli imprenditori compensato, però, dai guadagni della vendita delle bottiglie di gran lunga superiori a quelli attuali. Tuttavia per il riconoscimento definitivo manca ancora il via libera del Ministero per le Politiche agricole con la speranza che non emergano ancora altri intoppi, peraltro fisiologici in un contesto in cui operano decine di soggetti economici, produttivi ed anche politici, tutti storicamente caratterizzati da localismi sovente esasperati, sicuramente legati alla terra, alle sue tradizioni e ai frutti che con grande successo produce da secoli. Sarebbe un grande risultato per la Puglia e per tutto il comparto vitivinicolo.
Adelio Tamburrino |
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