Agronomi esclusi dalla pianificazione del territorio |
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| Scritto da Luigi Pisoni |
| Domenica 17 Aprile 2011 21:29 |
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Gli agronomi lombardi si sentono esclusi dalla pianificazione del territorio fatta dagli enti pubblici: lo hanno dichiarato senza mezzi termini in occasione dell’assemblea annuale della Federazione degli Ordini dei dottori agronomi e dottori forestali (FODAF) della Lombardia, tenutasi nei giorni scorsi presso la sede dell’organizzazione in via Ripamonti a Milano. La questione è stata sollevata in particolare dalla delegazione dell’Ordine degli agronomi di Bergamo. “Pare che la professionalità degli agronomi sia poco considerata da molte delle pubbliche amministrazioni titolari dei principali atti di pianificazione territoriale – ha affermato il vicepresidente dei dottori agronomi e forestali bergamaschi, Mario Carminati -. Lo abbiamo notato chiaramente nella nostra provincia, ma vale quasi ovunque: diversi comuni continuano a riprodurre vecchi schemi concettuali, limitando le proprie attenzioni alla parte di territorio già urbanizzata e trascurando di programmare lo sviluppo del territorio rurale e di quello montano-forestale. In quest’ottica il territorio agricolo finisce per essere un mero prodotto residuale rispetto alla pianificazione degli insediamenti residenziali, produttivi e commerciali e alle opere infrastrutturali”. Il tema del territorio è stato il vero protagonista dell’assemblea. “Gli agronomi sono normalmente assenti dai gruppi di progettazione dei PGT comunali – ha osservato con rammarico Giorgio Buizza, presidente degli agronomi lombardi –. In una regione come la Lombardia, che è la più agricola d’Italia quanto a valore complessivo della produzione del settore primario, purtroppo la nostra professionalità è quasi totalmente dimenticata da comuni e amministrazioni provinciali. Oggigiorno, al contrario, occorrerebbe investire su chi si fa portatore di una cultura pianificatoria attenta alle aree rurali: ciò si tradurrebbe in benefici immediati non solo per l’attività agricola in senso stretto, ma anche in termini di prevenzione dei dissesti, di regimazione delle acque, di tutela del paesaggio, di salvaguardia del verde e della biodiversità naturale e di valorizzazione dei comprensori turistici locali”. “Uno dei campi in cui si nota soprattutto la mancanza di agronomi negli organici delle pubbliche amministrazioni – fa notare Buizza – è quello della definizione dei cosiddetti ambiti agricoli strategici, prevista dalla Legge regionale n. 12 del 2005 e posta in capo alle amministrazioni provinciali”. La normativa regionale lombarda prevede infatti che le Province definiscano le parti del territorio che negli anni a venire dovranno restare agricole e non potranno essere destinate a nessun altro uso nell’ambito dei piani di governo del territorio adottati dai comuni. “In realtà molte amministrazioni provinciali – prosegue Buizza – dedicano un’attenzione del tutto marginale a questa questione, che è invece cruciale per il futuro degli ecosistemi lombardi. Speriamo di sbagliarci, ma il nostro timore è che tali ambiti agricoli finiscano per essere tutt’altro che ‘strategici’ e che risultino piuttosto dalla semplice somma delle aree non destinate ad altri usi nei vari Piani di governo del Territorio (PGT) scritti dalle amministrazioni comunali”. Luigi Pisoni |
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