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La difesa da Peronospora

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Scritto da Adelio Tamburrino   
Lunedì 18 Aprile 2011 16:02

La Peronospora viene provocata da Plasmopara viticola, un fungo ficomicete appartenente alla famiglia delle Peronosporaceae. Insieme all'oidio rappresenta una delle più gravi e diffuse avversità della vite.

Gli attacchi peronosporici possono interessare tutte le parti verdi della vite, foglie, germogli e grappoli, soprattutto nelle fasi di accrescimento. A livello fogliare si hanno le caratteristiche “macchie d’olio” con lo sviluppo successivo della “muffa bianca” costituita dai rami conidiofori e dagli sporangi del fungo. In seguito le parti della foglia attaccate necrotizzano e si disseccano causando un deperimento generale della pianta. Sui germogli e sui tralci erbacei l’infezione causa imbrunimenti e allessature.

La localizzazione del vigneto, la sua esposizione, l’altitudine, sono caratteristiche che influenzano notevolmente i fattori che possono favorire lo sviluppo del fungo. I fondovalle, le zone con microclima più umido, le zone che consentano un certo anticipo della vegetazione sono più soggette a rischi. Anche la valutazione degli aspetti chimici, pedologici ed idrologici del terreno costituisce un valido aiuto nella prevenzione da questa crittogama.

Una attenta valutazione degli aspetti agronomici, come la scelta del portainnesto e di varietà meno suscettibili, tende a ridurre gli attacchi del patogeno così come la corretta esecuzione di pratiche colturali mirate a favorire un armonico sviluppo delle piante. A tal fine ricordiamo la necessità di concimazioni bilanciate, potature invernali e “verdi” e la necessità di controllo della vegetazione nell’interfilare che aumenta il tasso di umidità relativa nella zona dei grappoli.

Il processo d’infezione è influenzato anche dalle condizioni meteorologiche, soprattutto dall'umidità, essenziale per la sua germinazione.

Il costante rilevamento dei dati climatici (temperatura dell’aria, intensità e durata delle piogge, durata della bagnatura fogliare e umidità relativa) e la successiva elaborazione dei dati mediante modelli più o meno complessi, permette di fornire importanti indicazioni sullo sviluppo della malattia. Il rilevamento dei dati climatici può essere eseguito con semplici strumenti come un termometro a massima e minima ed un pluviometro, oppure con capannine meteorologiche meccaniche dotate di termoumettografo e pluviografo o con più sofisticate apparecchiature elettroniche fornite di un più ampio numero di sensori di rilevamento.

L'infezione primaria avviene generalmente quando si verificano determinate condizioni, riassunte, in maniera indicativa e non sempre rigorosa, dalla cosiddetta "regola dei tre dieci":

  • 10°C di temperatura minima (misurata al mattino)
  • 10 mm di pioggia caduta nell'arco di 24-48 ore
  • 10 cm di lunghezza del germoglio (corrispondente a 5-6 cm2 di superficie fogliare)

Basandosi su questo modello empirico è possibile prevedere l'evoluzione delle infezioni peronosporiche, effettuare dei modelli previsionali, quindi programmare la difesa. La difesa dalla Peronospora prende dunque avvio al verificarsi della regola dei tre dieci.

Un altro modello sempre molto utilizzato è quello che permette di stimare la durata del periodo di incubazione e la percentuale di incubazione giornaliera della peronospora (metodo Goidanich) in funzione della temperatura media giornaliera e della umidità relativa.

Nel caso che l’annata presenti un andamento asciutto è consigliabile intervenire nelle fasi fenologiche più suscettibili alla malattia e cioè alla differenziazione dei grappolini, in prefioritura ed allegagione.

I prodotti anti-peronosporici utilizzati sono di diverso tipo; prodotti di copertura (rame e derivati); Poltiglia bordolese; prodotti sistemici.

È consigliabile quella linea di difesa antiperonosporica che privilegia i tradizionali prodotti di copertura (ditiocarbammati) o loro miscele con citotropico a protezione della vegetazione di maggio, prevede quindi il ricorso agli endoterapici sistemici in prefioritura e postfioritura e si conclude con applicazioni di formulati rameici, eventualmente in miscela con citotropico, a partire dalla fase di post allegagione.

Adelio Tamburrino


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