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Agromeccanici per l'agricoltura conservativa

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Scritto da Luigi Pisoni   
Sabato 07 Maggio 2011 16:08

“La prima fonte di energia rinnovabile è il risparmio. Per questo nel prossimo quinquennio un contributo significativo del settore primario verso un’economia a bassa emissione di carbonio potrebbe venire dalla cosiddetta agricoltura conservativa”. Questa è la nuova sfida per l’ambiente lanciata dagli imprenditori agromeccanici di Confai, che a Bergamo sono rappresentati da ABIA, associazione che riunisce oltre 300 aziende del settore agricolo e dei servizi agromeccanici in conto terzi.

Di che cosa si tratta? “L’agricoltura conservativa o agricoltura blu – esordisce Leonardo Bolis, presidente provinciale e nazionale di Confai – rappresenta un insieme di tecniche di lavorazione dei terreni a minimo impatto ambientale: la principale è quella della semina diretta o coltivazione su sodo, consistente nel seminare direttamente su terreni non lavorati o sottoposti a lavorazioni minime e capaci di salvaguardare al massimo l’integrità e l’assetto naturale del suolo. In altre parole, si evita di sottoporre i terreni a pesanti arature spargendo semplicemente le sementi in superficie”.

In alcuni casi il risparmio di carburante agricolo può superare anche la soglia del 60% con evidenti benefici sul versante dei costi, ma anche in termini di riduzione dell’inquinamento. “Il minor consumo di carburante sulle sole operazioni di aratura – precisa Bolis - comporterebbe una riduzione secca delle emissioni annue di CO2 in Italia pari a circa 108.000 tonnellate su una superficie di un milione di ettari coltivati a cereali”.

Confai stima infatti che a livello nazionale ameno un milione di ettari di superficie agricola in Italia potrebbero essere immediatamente convertiti a questo tipo di agricoltura low impact senza bisogno di interventi strutturali sugli assetti dei suoli. “In Bergamasca – dichiara Enzo Cattaneo, direttore di ABIA – si potrebbe realisticamente pensare di attuare interventi di questo tipo su una superficie di oltre 10.000 ettari. Peraltro, se applicata correttamente, questa tecnica non determina cali di produzione rispetto alle modalità di coltivazione più aggressive: al contrario, si possono registrare a volte produzioni addirittura superiori alla media”.

“Certamente la coltivazione su sodo, per essere praticata, richiede l’applicazione di alcuni accorgimenti agronomici e tecnici – spiega Bolis -, ma le principali imprese contoterziste sono ben preparate da questo punto di vista e offrono volentieri queste modalità di coltivazione agli agricoltori che le richiedono. Ciò dimostra la maturità delle imprese agromeccaniche, sempre votate alla ricerca della massima efficienza e modernità persino a costo di riduzioni nei fatturati”.

La categoria degli imprenditori agromeccanici sente infatti sempre di più la responsabilità del proprio ruolo nel processo di modernizzazione del settore. “L’agricoltura è un settore sempre più in outsourcing – conclude Bolis -, dove per esigenze di razionalizzazione del lavoro e dei costi di produzione molti agricoltori, anziché acquistare onerose attrezzature, preferiscono semplicemente rivolgersi a operatori terzi dotati delle più moderne macchine agricole. Per questo vogliamo essere in prima linea anche nell’impegno a favore dell’ambiente e di un’agricoltura rispettosa degli ecosistemi naturali e della biodiversità”.

Luigi Pisoni


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