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L'agricoltura intensiva è un'attività economica che si propone di mettere in atto dei processi in grado di produrre, nel modo più razionale, efficiente e conveniente, dei beni primari richiesti dal mercato.
Per raggiungere tale obiettivo utilizza al meglio gli strumenti che la scienza agronomica mette a disposizione (macchine, concimi, diserbanti, antiparassitari, ecc.).
E' adatta per gli ambienti con elevata vocazione agronomica generale e/o con vocazioni colturali specifiche, e per aziende con adeguate dimensioni e organizzazione.
Per indirizzi colturali di tipo orticolo, frutticolo e viticolo (zone DOC) la superficie aziendale minima potrebbe aggirarsi sui 25-30 ha, mentre per quelle destinate alle grandi colture erbacee (cereali, colture industriali, foraggere) e per quelle zootecniche, dovrebbe essere almeno il doppio.
Il successo dell'agricoltura intensiva è, in larga misura, dipendente (oltre che dalle capacità imprenditoriali dell'agricoltore) dalle potenzialità produttive del territorio che la ospita; e questa, come è noto, cambia nello stesso ambiente a seconda degli ordinamenti colturali prescelti: il mais, la barbabietola, il frumento, la vite, il pesco ecc., raggiungono le loro massime espressioni produttive in condizioni pedoclimatiche diverse.
La caratterizzazione dell'attitudine agricola del territorio dovrebbe ovviamente tenere nella dovuta considerazione anche l'impatto ambientale dell'attività agricola stessa, in modo da rendere possibile le soluzioni più compatibili con la eventuale sensibilità dell'area.
I vincoli ambientali per questo tipo di agricoltura dovrebbero però essere contenuti al minimo: le aziende che la praticano devono infatti essere autonomamente competitive sul piano economico; fortunatamente gli accorgimenti utilizzati (riduzione degli interventi di lavorazione, miglioramento dell'efficienza delle macchine operative, razionalizzazione dell'uso dei fertilizzanti, recupero di masse organiche di origine diversa, lotta integrata ai parassiti e alle erbe infestanti, impiego di microdosi e localizzazioni, ecc.) sono anche vantaggiosi dal punto di vista ambientale.
L'agricoltura intensiva potrà soddisfare in futuro le possibili richieste di prodotti diversi da quelli alimentari, destinati all'industria di trasformazione (farmaci, carta, energia, materie plastiche, ecc.); va inoltre richiamato il contributo di questa agricoltura al disinquinamento ambientale con:
a) l'utilizzazione di acque irrigue ricche di sostanze eutrofizzanti
b) il riciclaggio di alcuni reflui civili e industriali
c) una certa riduzione dell'immissione di anidride carbonica nell'atmosfera.
In italia uno sfruttamento intensivo si registra soprattutto nella Pianura Padana; al Sud, invece, la forte frammentazione dei terreni ad uso agricolo, la prevalenza di coltivazione a piante legnose (vite, olivo, pero, melo, ecc.) piuttosto che a seminativi (grano, ortaggi, ecc.) e la natura collinare di molte aree ostacolano la diffusione di un'agricoltura industrializzata.
Una priorità assoluta dell'agricoltura intensiva è rappresentata dalla riduzione del carico di azoto nelle acque, nel rispetto della direttiva nitrati.
Tiziano Albani
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