Preoccupazione di ABIA per la siccità |
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| Scritto da Luigi Pisoni |
| Martedì 10 Maggio 2011 12:24 |
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ABIA, l’associazione provinciale che riunisce i contoterzisti agrari bergamaschi, ha reso nota la propria preoccupazione per l’andamento attuale delle principali colture della Bergamasca e della Lombardia a causa degli effetti del caldo e dell’incipiente siccità. “Effettuando lavorazioni in conto terzi per la quasi totalità delle aziende agricole di pianura – afferma Leonardo Bolis, presidente di ABIA nonché della Confederazione nazionale degli Agromeccanici (Confai) – i nostri soci dispongono di un osservatorio privilegiato sugli effetti del clima in campagna. Purtroppo le notizie non sono buone: un caldo anticipato e una mancanza di adeguate precipitazioni hanno innanzitutto creato difficoltà alle coltivazioni di grano e orzo e ora anche di mais”. I problemi segnalati in questi giorni riguardano le principali colture a seminativo del nostro territorio. “In provincia di Bergamo – ricorda Enzo Cattaneo, direttore di ABIA – nel 2010 sono stati circa 23.000 gli ettari coltivati a granoturco, seguiti da circa 4.900 ettari di frumento e 2.700 ettari di orzo. Si tratta di produzioni importanti, che quest’anno stanno facendo i conti con una stagione che potrebbe svilupparsi all’insegna della siccità”. Quali sono le conseguenze registrate fino ad ora? “Per quanto riguarda orzo e frumento – sottolinea Bolis – il clima secco già manifestatosi per diverse settimane ha pregiudicato la possibilità di ottenere raccolti particolarmente floridi: si attendono riduzioni nelle rese, che nei prossimi giorni saremo in grado di valutare con una certa esattezza”. Per quanto riguarda il mais, coltura notoriamente bisognosa di acqua, si sono manifestati evidenti problemi in fase di nascita e primo sviluppo, al punto che “in alcuni appezzamenti le piantine non sono neppure spuntate - precisa Bolis -, facendo paventare addirittura la necessità di una seconda semina. Per le prossime settimane temiamo inoltre una situazione di grave difficoltà per le imprese agricole situate in quelle aree di pianura ancora non assistite da un adeguato sistema irriguo, zone in cui peraltro si rende difficile operare scelte colturali diverse rispetto a quelle attuali, soprattutto a causa dell’elevato fabbisogno di mais proprio della nostra zootecnia”. Secondo ABIA, una particolare attenzione dovrà infine essere dedicata nelle prossime settimane proprio al benessere del bestiame. “Quando la colonnina di mercurio raggiunge i 24° - sottolineano da ABIA - le vacche da latte iniziano ad avvertire un certo affaticamento, che aumenta se la temperatura tocca i 27/28°. A questo bisogna poi aggiungere le conseguenze del fattore umidità. Per ora non si riscontra ancora una criticità in questo senso, ma diverse aziende stanno già mettendo a regime adeguati sistemi di raffrescamento alla luce dei negativi riflessi che il caldo ha sulla salute dei bovini da latte e sulla loro produttività”. Luigi Pisoni |
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