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"Pressing" di UNICAA sulla questione nitrati

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Scritto da Luigi Pisoni   
Lunedì 16 Maggio 2011 12:46

“L’applicazione della direttiva Nitrati costituisce la prima grande criticità dell’agricoltura professionale di pianura”: è quanto afferma UNICAA, rete nazionale di agronomi, agromeccanici e cooperative, commentando la prossima definitiva applicazione della direttiva comunitaria 91/676 in materia di protezione delle acque dall’inquinamento causato da nitrati di origine agricola.

Il carico medio di azoto consentito dalla direttiva, lo ricordiamo, è fissato attualmente a 170 kg per ettaro di superficie agricola a fronte del precedente limite di 340 kg per ettaro.

“Ciò comporta necessariamente – spiega il presidente di UNICAA, Giambattista Merigo – problemi notevoli in materia di gestione degli effluenti di allevamento. Non è esagerato dire che i contraccolpi generati dall’applicazione di questa normativa in alcune regioni italiane potrebbe causare a molte delle nostre aziende zootecniche problemi di portata ben maggiore rispetto all’annosa vicenda delle quote latte”.

È di questi giorni l’annuncio dell’approvazione da parte della Conferenza Stato-Regioni di uno schema d’accordo finalizzato a predisporre, entro l’anno in corso, uno studio per la definizione dei carichi inquinanti attribuibili ai settori civili e produttivi. “L’intento è lodevole – afferma Merigo – in quanto il Governo e le Regioni interessate sembrano finalmente d’accordo sulla necessità di dimostrare all’Unione Europea che l’inquinamento da nitrati non è certo prerogativa esclusiva del mondo agricolo. Tuttavia i tempi stringono in vista della definitiva decisione di Bruxelles sulla richiesta di Lombardia, Piemonte, Veneto ed Emilia Romagna di derogare al limite dei 170 kg di azoto di origine zootecnica per ettaro”.

UNICAA fa inoltre una considerazione di portata ancor più generale rispetto alla mera questione del ‘rientro’ delle aziende nei limiti posti dalla normativa comunitaria, siano essi oggetto di deroga oppure no. “Oltre a ricercare una soluzione contingente che permetta di superare l’attuale situazione di crisi – sostiene Merigo – sia le istituzioni sia le imprese devono puntare a trovare soluzioni di medio e lungo periodo che rendano effettivamente più sostenibile l’attività di coltivazione e di allevamento, cogliendo le opportunità che spesso si annidano perfino nell’imposizione di vincoli. Ad esempio, il mondo agricolo sarà chiamato a investire con una mentalità diversa nel settore agroenergetico, nonché a recuperare metodi di coltivazione per certi versi più tradizionali, ma non per questo meno efficienti”.

Luigi Pisoni


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