Nessun allarmismo per i cetrioli contaminati da Escherichia Coli |
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| Scritto da Adelio Tamburrino |
| Venerdì 10 Giugno 2011 10:13 |
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L'Escherichia coli è un genere di batterio gramnegativo (cioè negativo alla colorazione di Gram) a forma di bastoncello diritto. Poiché la sua temperatura ottimale di sopravvivenza è di 37 °C, vive facilmente nell'intestino dell'uomo e degli animali; è poco resistente a disinfettanti chimici e/o fisici e viene distrutta con la pastorizzazione. Alcune forme sono patogene; fra di esse le cinque principali sono l'Escherichia coli enterotossinogena (ETEC), enteropatogena (EPEC), enteroinvasiva (EIEC), enteroaderente (EAEC) e quella produttrice di verocitotossina (VTEC, che comprende anche i ceppi enteroemorragici, EHEC). Particolare attenzione va posta nell'uso di carne di manzo cruda o poco cotta. Infatti il maggior serbatoio del batterio è il bestiame, la cui carne è contaminata dal contenuto intestinale durante la macellazione o la preparazione della carne. L'hamburger è particolarmente a rischio perché il batterio, penetrato in profondità a causa della carne macinata, resiste alla debole temperatura di cottura.
I prodotti ortofrutticoli: I casi di contaminazione tossica in prodotti ortofrutticoli sono molto rari, anche se alcuni focolai si sono verificati in passato, pur se in dimensioni ben più ridotte e contenute rispetto all'attuale epidemia, la quale ha fatto registrare fin qui 30 decessi. L’abbinamento tra la capacità emorragica e la capacità aggregativa dell’Escherichia coli (ovvero la capacità di provocare emorragie e di attaccarsi molto bene alle pareti per riprodursi ) non è una novità. E’ vero che l’Escherichia coli O 104 è molto virulento e la questione è seria perché le persone muoiono e chi contrae la SEU ha forme invalidanti ai reni gravi. Ma questo si sa da settimane. Perché creare questo allarmismo tra i consumatori? Cosa è cambiato rispetto ad una settimana fa? La situazione è critica perchè non si è ancora individuata la causa dell’epidemia, non perché siamo di fronte ad un batterio sconosciuto Gli esperti sanno che l'ambito è circoscritto, che non siamo di fronte a un alimento contaminato, ma a un problema sopraggiunto nella filiera e probabilmente durante la lavorazione locale degli ortaggi che non si trasmette ion altri posti. Il consiglio: l'applicazione di Buone Pratiche Agricole (GAP) in fase di pre-raccolta, il rispetto degli standard sanitari nel post-raccolta, il mantenimento della catena del freddo, e adeguate norme igieniche nei punti di distribuzione/consumo sono ampiamente sufficienti a ridurre al minimo eventuali contaminazioni, come anche la pelatura e la cottura dei prodotti. Adelio Tamburrino |
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