Biotecnologie e l'agricoltura del XXI secolo |
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| Scritto da Alessio Filippone |
| Lunedì 18 Luglio 2011 14:55 |
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La sfida che ha caratterizzato le scienze agrarie per gran parte dello scorso secolo è stata fondamentalmente l'aumento delle produzioni nei campi, sollecitata dalla crescente domanda mondiale di alimenti. A tutt'oggi la sfida non è stata ancora vinta, anzi, se ne sono aggiunte di nuove dettate dall'aumento della popolazione mondiale, dalle continue esigenze dei consumatori e dei mercati che a loro volta esigono standard qualitativi e di sicurezza alimentare più alti in ragione alla crescente sensibilità agro-alimentare ed ambientale degli ultimi anni.
I fattori che si aggiungono a questo panorama sono in primis l'aumento di richiesta dei mangimi a seguito dell'incremento del consumo di carni, ed in seconda battuta è che la gente ha realizzato che l'agricoltura basata su alte acquisizioni tecnologiche, può degradare l'ambiente e quindi le piante devono essere ancora meglio adattate al sistema naturale. Nonostante ci sia ancora bisogno di ulteriori tecnologie, necessitiamo di comprendere più a fondo la sostenibilità delle produzioni agricole. I metodi di incrocio classico che hanno determinato grande successo in passato, ora risultano non più sufficienti ed hanno bisogno di metodologie alternative che le integrino affinchè si possano ottemperare alle richieste della comunità. Questi metodi che prendono il nome di biotecnologie, si avvalgono di una serie di metodiche di laboratorio oramai ampiamente diffuse, come:
Secondo l'ultimo rapporto ISAAA ( International Service for the Acquisition of Agri-Biotech Applications) la superficie mondiale adibita alla coltivazione di piante geneticamente modificate è cresciuta costantemente negli anni raggiungendo nel 2010 una super di 148 milioni di ettari. Aggiungiamo anche che la coltivazione di OGM è presente in 29 nazioni per un totale di 15,4 milioni di agricoltori di cui circa il 90% sono poveri nei paesi in via di sviluppo, che peraltro, hanno adottato questa tecnologia perché gli consentiva redditi superiori (emblematico il caso dell'India la cui superficie a cotone Bt è passata dal 2002 al 2008 dallo 0% al 77% della superficie a cotone complessiva). Non ci resta che auspicare un futuro migliore affinché le biotecnologie agrarie possano ancora più affermarsi e continuare a contribuire positivamente come fino ad ora ha ben dimostrato di saper fare.
Alessio Filippone |
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