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Il turismo italiano è un flop; tengono duro gli agriturismi

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Scritto da Ada Cosco   
Martedì 20 Settembre 2011 19:24

Solleone che picchia a più non posso, arsura da inghiottire litri e litri di qualsiasi cosa, l’importante è che sia liquido glaciale. In questo periodo infuocato, dove le punte più alte della colonnina segnano 40 gradi all’ombra i vacanzieri stanno gustando gli ultimi giorni di meritato riposo e le ultime ore nel pieno godimento, rilassamento e delizie culinarie del posto in cui sostano. Ma com’è andato quest’anno il business turistico qualcuno se lo chiede. I turisti nostrani hanno ripreso a girovagare in questa bell’Italia perché la crisi ha toccato le tasche dei più deboli riducendo la durata del villeggiante, ma, soprattutto fra breve è ora di tornare al lavoro dopo una conquistata vacanza e il congedo di un brek forse da ricordare, positivo o negativo, magari più stanchi di prima, a volte succede. La Camera di Commercio non ci ha ancora fornito i dati sull’andamento turistico 2011 per consacrare il solito “Guinness” dei primati tutto in made in Calabria, bronzi, quest’anno, sbronzi, inclusi. Ma qualcuno avverte già: picchi negativi per il sud Italia, Crotone maglia nera, nera tshirt. Ma a farla da padrone quest’estate, in cui la crisi economica ha anche deviato lo stile, la tendenza e i modi di organizzare le proprie vacanze, sono state le vacanze fai da te: in mezzo a parenti del sud tra sole mare e montagna e una zia o prossima parente ripescata dalla lista dei consanguinei favoriti e le aziende agrituristiche che come il solito dedicano sempre più tempo al loro ospite investendo su  quest’ultimo. Sono 530 mila gli italiani che nel mese di luglio hanno varcato le aziende agrituristiche, mentre ad agosto le presenze sono state oltre 2 milioni. Hip hip hurrà per le aziende agrituristiche se sono quelle che mantengono il Prodotto Interno Lordo della loro provincia e confermano in pianta stabile il patrimonio di conoscenze in tutti i suoi aspetti, praticamente storia pura elargendolo agli ospiti e a chi da venire ricostruzione del passato.

Le aziende agrituristiche continuano ad accaparrarsi sempre di più una buona fetta di mercato del turismo, vuoi per i prezzi accessibili alle tasche più vuote, vuoi per le genuinità non solo gastronomiche. Ormai i contadini del nuovo millennio si sono vestiti da imprenditori e alcuni sono più contenti così, cioè, giacca e cravatta venditori di Watt, ovvero energia alternativa. Insomma contadini che con il piglio innato dell’ospitalità riescono a regalare giornate suggestive sulla scia di una simpatica quanto decisiva e per niente vita imbarazzante, viva, bucolica, vita alternativa. Agriturismo d’amare, si, questo non è uno slogan abusato, oggi, questi posti la gente li predilige sempre più, perché ci sono tantissimi motivi come tantissime sono le risposte positive che il panorama agreste porge a quei metropolitani che nei loro dubbi, riflessioni, privi di sapere riescono a decidere di entrare a far parte di un mondo bello, pulito e sano. Riappropriandosi di un passato per migliorare il loro futuro.

Ada Cosco


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