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Dispositivi elettronici per ovicaprini

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Scritto da Luigi Pisoni   
Sabato 05 Giugno 2010 21:55

Si profilano aumenti degli adempimenti burocratici per gli allevatori ovi-caprini: a partire da giugno dovranno infatti essere applicate alcune nuove disposizioni in materia di tenuta dell’anagrafe ovi-caprina, precisate nella nota diffusa dal Ministero della salute in data 31 dicembre 2009.

Le nuove disposizioni hanno ad oggetto “l’identificazione elettronica obbligatoria per gli animali della specie ovina e caprina”. Di che cosa si tratta?

“L’anagrafe ovicaprina – dichiara Aldo Marcassoli, direttore di Confagricoltura Bergamo – in varie provincie è stata attivata dalle autorità sanitarie locali fin dal 2006-2007 e ha prodotto risultati sostanzialmente positivi in termini di razionalizzazione e controllo degli allevamenti, inclusi quelli vaganti. Gli obblighi di identificazione degli animali sono stati fino ad oggi assolti mediante l’apposizione di una sola marca auricolare all’orecchio sinistro dell’animale, marca che riporta il codice ASL dell’allevamento. Solo in caso di vendita ad altro allevamento per riproduzione, gli animali devono essere identificati con un’apposita marca auricolare supplementare riportante un numero univoco, da acquistarsi presso fornitori autorizzati”.

Fin qui tutto bene. Ma la nuova normativa sembra portare con sé la prospettiva di complicazioni che potrebbero essere mal digerite dagli allevatori. “L’identificazione elettronica – spiega Marcassoli – potrebbe rappresentare un’inutile complicazione, peraltro foriera di un significativo aggravio dei costi a carico degli allevatori del comparto”

Nella nota del Ministero si fa riferimento a due distinti strumenti elettronici di identificazione: un marchio auricolare elettronico e il cosiddetto “bolo endoruminale”. Quest’ultimo è costituito da una capsula di ceramica con elevato peso specifico, al cui interno è situato un congegno elettronico (un “transponder passivo”) che si attiva in risposta ad un segnale emesso da un trasmettitore esterno. La capsula va introdotta nell’apparato digerente dell’animale con l’assistenza di un veterinario. Entrambi questi apparati consentirebbero l’assoluta tracciabilità dell’animale fino alla macellazione, senza possibilità di errore nell’identificazione.

“Era proprio necessario – si chiede Marcassoli – ricorrere a metodi ultra tecnologici per il comparto ovicaprino, quando neppure nel settore bovino si ricorre a tali strumentazioni? L’auspicio è che le circolari applicative attese entro il mese di giugno allarghino significativamente l’area delle esenzioni che sono state annunciate per alcune età e categorie di animali, minimizzando l’impatto delle nuove norme sul settore”.

In Bergamasca il comparto ovicaprino ha fatto peraltro registrare negli anni scorsi un trend di crescita positivo e regolare: dalla fine del 2006 ad oggi il numero totale dei capi allevati è passato da 46.300 a oltre 50.000, con un incremento dell’8,1% in tre anni, e in alcuni casi ha mostrato una buona capacità di tenuta di fronte alla generale crisi della nostra agricoltura.

“Per molti aspetti, nella nostra provincia il comparto caprino ha risposto alla crisi meglio di quello ovino – conclude Marcassoli -. A differenza dei nostri allevamenti di ovini, dediti esclusivamente alla produzione di carne, gli allevamenti con capre producono latte che viene per lo più trasformato in azienda: ciò permette di realizzare una gamma piuttosto vasta di prodotti tipici da destinare alla vendita diretta, la quale consente al produttore di trattenere per sé margini di guadagno più significativi rispetto ad altre filiere di vendita”.

 

Luigi Pisoni


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