Il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta! |
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| Scritto da AIGAF.org |
| Martedì 05 Aprile 2011 13:33 |
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Pubblichiamo un invito a riflettere proposto dal Presidente dell'AIGAF sul giovane professionista Cari colleghi, AIGAF vuole condividere con voi una riflessione che esce dai nostri classici schemi di analisi. Il 9 aprile si svolgeranno in tutta Italia delle manifestazioni dal "il nostro tempo è adesso, la vita non aspetta" . La riflessione è quella che segue. Quanti dei giovani professionisti in realtà sono giovani precari? Quanti dietro il nome di collaboratori presso studi o di tecnici commerciali per qualche società si credono/li fanno credere professionisti, ma altro non sono che precari. Come altro vogliamo definire i colleghi che sottostanno alle condizioni di lavoro imposte da altri, con regole e retribuzioni stabilite solo da "committenti". Cosa c'è in questo di professionistico? Allora la domanda che vogliamo rilanciare è: dove finisce il precariato e dove inizia la professione? Inoltre questa conapevolezza è fondamentale per determinare il riconoscimento del "valore della professionalità" tema che ormai sapete essere al centro del lavoro per AIGAF nel 2011. Infatti riteniamo che se non diamo strumenti ai colleghi per potersi in qualche misura autedeterminare, per poter affermare la loro professionalità, essi rischiano di stare sotto ricatto a quel Professionista, a quel professore o a quella società. AIGAF per la sua struttura associativa (Art. 4), per la quale richiede l'abilitazione all'esercizio della Professione, ma non l'iscrizione agli ordini, raggruppa il variegato mondo di giovani agronomi e forestali, molti dei quali spesso non hanno avuto colleghi esperti così deontologicamente corretti da insegnar loro la professione o, come è noto è tristemente noto, non hanno proprio avuto accesso a qualche studio. La linea è sottile tra precario e professionismo, ma noi dobbiamo tenerla presente, così come dobbiamo tener presente che non è una p.iva a fare un professionista, ma sono ben altre cose. È la possibilità di determinarsi nel lavoro, di avere un rapporto diretto e paritario con il committente, è la possibilità di determinare quello che è la sua giusta retribuzione. Quanti colleghi si trovano in questa condizione? Quanti invece hanno solo una p.iva così da non pesare sulle spese dello studio, che così tra l'altro non ha alcuna responsabilità contrattuale? Quanti per orari imposti, nonostante la p.iva, non riescono ad avere altri committenti perchè chiusi dentro uno studio? Forza colleghi, come diciamo ormai da tempo dobbiamo esserci, occorre partecipare occorre condividere e confrontarsi per individuare stretegie comuni per problemi comuni. Non dobbiamo mai credere al fatto si essere soli e isolati, purtroppo le nostre condizioni sono difussissime sul territorio nazionale. Aspettiamo i vostri commenti e le vostre adesioni sul sito www.aigaf.org |
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